Il Friuli insolito che tenta il palato

Il Friuli che piace! Il Friuli in più salse: la tradizione che stuzzica un vissuto fatto di cose buone, una cucina classica che ti tiene lontano da brutte sorprese, una storia familiare in qualche caso lunga generazioni. Un itinerario insolito, dedicato ai gourmet ma anche agli escursionisti del gusto (che in Italia sono sempre di più…). Un itinerario che una volta tanto ha come tappe quattro ristoranti d’autore di un unico territorio: quello del Friuli Venezia Giulia, visto sotto la lente d’ingrandimento del Consorzio FVG Via dei Sapori, un gruppo di ristoratori, produttori di vino e artigiani del gusto che ha come denominatore comune un amore spiccato per la propria terra. Itinerario di pianura e di collina che invita a scoprire città d’arte dallo spiccato dinamismo economico (Udine e Pordenone) ma anche centri minori come Tarcento che fanno da vetrina a territori di inusitata bellezza.

I punti cardinali di questo itinerario sono i ristoranti Là di Moret e Vitello d’oro di Udine, il Costantini di Tarcento e l’osteria “Al Gallo” di Pordenone. L’itinerario parte da Udine, città “serenissima” e crocevia di traffici transalpini, il cui centro storico all’ombra del Castello, ovvero piazza della Libertà, è un rincorrersi di eleganti testimonianze dell’epoca veneziana: dalla Loggia del Lionello al Porticato di San Giovanni. Un’aristocratica quinta che la dice lunga sul ruolo economico di questa opulenta città rimasta sempre fedele ai Dogi. Notevole anche il patrimonio museale, su cui spiccano i Civici Musei (una sede è il Castello) e il Museo Archeologico Nazionale. Sotto i portici del centro si respira un’atmosfera molto piacevole, ben diversa da quando era la capitale della “naja” per il gran numero di caserme.

A Udine il “caravanserraglio” storico, ovvero la sosta di rassicurante approdo per chi arriva da lontano, è l’Hotel Là di Moret, albergo famoso per ospitare anche le squadre di calcio di serie A quando devono affrontare l’Udinese. Si raggiunge uscendo a Udine Nord. Là di Moret è la dimora dei Marini, da oltre un secolo. Lo fondò Giovanni nel 1904 e all’inizio era un’osteria. Fu Franco (il papà di Edoardo, l’attuale gestore) a portare il ristorante Fogolar nell’olimpo dei ristoranti del Buon Ricordo e a reclutare l’attuale chef Stefano Basello, friulano doc, creativo e senza grilli per la testa, cesellatore di piatti di pesce ma anche delle carni della montagna friulana. Cucina d’autore, menù degustazione a 45 euro. Imperdibile la raccolta di piatti del Buon Ricordo che coprono un intero soffitto. Per restare al passo con i tempi è nato anche il ristorante L’insolito, stile cheap and chic. Il Vitello d’oro è una delle gemme del centro storico di Udine. Il ristorante, documentato dal 1847, è stato rilanciato da Antonio Sabinot che iniziò a lavorarci come cameriere nel 1964. fa parte di una casa del primo Ottocento e appoggia sulla seconda cinta muraria della città, del XIII secolo. Pochi metri da piazza San Giacomo, cuore della città. Arredamento di legno, sobrio, caldo ed elegante (bello l’angolo del vecchio focolare). E’ il più bel giardino di Udine per mangiare all’aperto. I figli di Antonio, Massimiliano (in cucina) e Gianluca (in sala) hanno coronato l’ambizione di farne una sosta gourmet di livello (prezzo medio 50 euro). E’ diventato il locale di pesce più “in” di Udine città. Lasciata Udine ecco Tarcento, cittadina di diecimila abitanti sull’anfiteatro morenico del Tagliamento, attraversata dal fiume Torre che scende irruento dall’alpe spettacolare dei Musi. Tarcento sfoggia il suo bel Palazzo comunale con loggia ottagona e le vicine grotte di Villanova. Ai tempi del militarizzato confine orientale era una delle roccaforti della Fanteria d’arresto e pullulava di militari in cravatta rossa.

A Collalto di Tarcento, lungo la Pontebbana che porta in Austria, si può sostare nello storico Hotel Costantini il cui ristorante ha superato la fama dell’albergo grazie alla passione della famiglia Costantini. Pio ha preso il timone del ristorante acquistato dal padre e da due zii e lo ha fatto diventare una sosta gourmet innovando la cucina tradizionale del territorio. Fin dal 1988 il loro menu comprendeva sia piatti di carne che di pesce. “Per tenere viva la cucina tradizionale, oltre a rinnovarla con le tecniche di cottura, la scelta di condimenti più leggeri, un ruolo fondamentale – dice Pio – lo giocano le materie prime del luogo”. Accanto a papà Eligio, dal 2000, c’è lo chef Marco Furlano, allievo di Perbellini e Berton. Da Tarcento vale la pena di spingersi a Cividale del Friuli, antica città di origine longobarda, adagiata sulle rive del Natisone e custode di vestigia romane. Scrigno d’arte che ha nel Tempietto longobardo, nel duomo e nel Museo archeologico nazionale i suoi elementi di maggiore interesse. Facendo rotta verso Pordenone tappa consigliata nella Food Valley di San Daniele, regno dei migliori prosciutti crudi italiani resi così buoni dall’aria che li accarezza per tanti mesi. In qualche caso per molti anni. San Daniele oltre ai tanti prosciuttifici offre con discrezione all’ospite il suo piccolo centro storico dove sono molte le occasioni per fare buoni e gustosi acquisti.

Infine Pordenone, la più veneta delle città friulane dove è il dialetto della Serenissima a sostituirsi all’inconfondibile vulgata furlana. Città industriale che deve la sua ricchezza soprattutto all’ex Zanussi ora di proprietà della svedese Electrolux. Città che negli ultimi tempi è diventata un polo della lettura grazie a “Pordenone legge”. Di Pordenone piace la dimensione a misura d’uomo. Tappa gastronomica ineludibile il ristorante Al Gallo, la cui storica insegna è stata persino rubata (e poi restituita) nel corso dei secoli. L’apertura del Gallo risale al 1850. Poggia sulla prima cerchia di mura della città (XIII sec.) ed era anche stallo per i cavalli. La sua posizione è prestigiosa, essendo fra il Duomo – il cui campanile (1347) è considerato uno dei più belli d’Italia – e il municipio con la bella Torre dell’orologio e dei mori. Andrea Spina e sua moglie Diletta, i giovani gestori, sono alla guida del locale dal 2009 e ne hanno fatto uno dei punti di riferimento della ristorazione cittadina, grazie a una cucina di pesce di stile contemporaneo sorretta da un’ottima materia prima di provenienza adriatica. I tavoli più richiesti sono quelli accanto al camino. Scontrino medio sui 50 euro. A completare l’itinerario sono le tante soste dedicate al buon bere. Del Consorzio FVG Via dei Sapori, di cui è presidente storico Walter Filipputti, fanno parte anche aziende storiche come la Livio Felluga, Villa Russiz, Jermann, Ermacora, Castello di Spessa, Zidarich, Venica & Venica. E altre di nuova fondazione, come Villa Parens, alla cui guida c’è un “gigante” del settore (anche di statura…) del calibro di Giovanni Puiatti. Fra gli artigiani del gusto spiccano Jolanda De Colò, Aceto Sirch (del grande Josko) alla Subida, Friultrota e Gubana Maria Vittoria, che produce il dolce tipico delle Valli del Natisone, dove l’idioma più diffuso è curiosamente lo sloveno.

Info: www.friuliviadeisapori.it

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento