Dal primo gennaio ad oggi 29 incidenti mortali sul lavoro in Veneto

Sciopero generale per la sicurezza sul lavoro. E’ solo questa l’arma in mano ai sindacati che nel tempo hanno chiesto revisione di impianti e tutele che tardano a venire. “Quello che è accaduto alle Acciaierie Venete di riviera Francia, nella zona industriale di Padova, non doveva succedere”. Così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, sull’ennesima tragedia che ha colpito quattro operai metalmeccanici, di cui due diretti dipendenti dell’azienda e gli altri due collegati a ditte in appalto. L’azienda, rileva, “aveva assicurato una revisione degli impianti a Pasqua, ma qualcosa purtroppo ha ceduto sul piano strutturale. In aziende come queste i ritmi di lavoro sono insostenibili e molto spesso non vengono rispettate le distanze di sicurezza”. Da tempo, sottolinea Palombella, “stiamo chiedendo maggiore responsabilità e maggiori investimenti in salute e sicurezza sul lavoro. Occorre soprattutto creare una cultura della sicurezza sul lavoro che investa tutti a 360 gradi”.

“È il terzo grave incidente in una acciaieria nel Veneto dall’inizio dell’anno – dichiara Massimiliano Nobis, segretario Fim Veneto – questo incidente si aggiunge ad altri due infortuni mortali che hanno coinvolto un operaio della Acciaierie Beltrame lo scorso 22 febbraio e il 31 gennaio, ad un operaio manutentore di una ditta in appalto che lavorava presso l’Aso di Vallese Oppeano di Verona. Stiamo monitorando i dati ed emerge con chiarezza che gli infortuni e gli incidenti aumentano in due settori del comparto metalmeccanico: lavoratori delle acciaierie e lavoratori di aziende in appalto. Qui sta la vera emergenza, occorre intervenite per far rispettare le regole e le leggi e per garantire il rispetto dell’incolumità fisica. Molte aziende sono sorde rispetto a denunce dei delegati sindacali e della sicurezza. La formazione deve essere più qualificata, insieme agli investimenti”. Dal primo gennaio ad oggi in Veneto sono avvenuti 29 incidenti mortali sul lavoro censiti dall’Osservatorio Indipendente di Bologna (che esclude gli incidenti in itinere ma assume una platea più vasta rispetto a quella dell’ Inail). In particolare i morti sul lavoro sono stati 6 a Venezia, 2 a Belluno, 1 a Padova, 1 a Rovigo, 3 a Vicenza, 8 a Verona e 8 a Treviso che eguagliano la grande Milano. Tale cifra va incrementata di un ulteriore 30% di incidenti in itinere che nella stragrande maggioranza dei casi avvengono al ritorno dal lavoro (quasi mai in andata) e sono spessissimo imputabili a stanchezza a seguito del lavoro.

L’incremento delle morti sul lavoro in regione è indicato dall’Inail in un +18% nel primo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. Secondo un recente studio delle Cgil regionale un lavoratore veneto su 5 nel corso degli ultimi 5 anni è stato colpito da un incidente sul lavoro. Sono 375.135 gli infortuni denunciati all’Inail dal 2013 al 2017. Significa che nell’arco di 5 anni un lavoratore su 5 si fa male sul lavoro riportando lesioni di varia gravità, fino a menomazioni permanenti e, in 560 casi, addirittura la perdita della vita. Il dato (essendo riferito al totale degli assicurati Inail in cui rientrano anche categorie a basso rischio) incide in modo ancora più sensibile sui settori più esposti, a partire dall’edilizia e da alcuni comparti industriali (metalmeccanico in testa), oltre che dall’agricoltura. Ed è particolarmente accentuato negli appalti e nelle esternalizzazioni dove minori sono le tutele sul lavoro. La provincia con il maggior numero di incidenti è Verona (79.831 eventi) cui seguono Vicenza e Padova che però sopravanzano il capoluogo scaligero per numero di morti. Uno stillicidio che vede ogni anno il Veneto funestato da 75.000 infortuni e più di 110 morti sul lavoro, pari a una media di 2 morti ogni 5 giorni lavorativi e 335 infortuni per ogni giornata di lavoro.

“La recrudescenza di infortuni e morti sul lavoro – ha ribadito Christian Ferrari, segretario regionale della Cgil – cui stiamo assistendo negli ultimi mesi in Veneto rappresenta una vera e propria emergenza sociale che non può più essere sottovalutata da nessuno, e che deve vedere una risposta immediata di contrasto sia da parte del sistema delle imprese, che da parte del mondo politico e istituzionale, a cominciare dalla Regione”.

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