Home Veneziano Miranese Nord L’oasi di Noale si popola di centinaia di nuovi nidi di airone

L’oasi di Noale si popola di centinaia di nuovi nidi di airone

I volontari del Wwf che gestiscono l’Oasi di Noale, un po’ increduli, hanno contato poche settimane fa un centinaio di nidi tra gli alberi in mezzo ai canneti. Formano la cosiddetta ‘garzaia’, un luogo in cui si insediano in gruppo gli aironi per costruire i loro nidi e riprodursi. Lo racconta Martina Bano, trentaseienne referente dell’associazione Wwf Venezia e Territorio per l’Oasi.

“All’interno dell’area protetta – spiega – si è formato un grande canneto e questo ha richiamato tantissimi uccelli palustri che hanno iniziato a nidificare lì, della famiglia prevalentemente degli aironi. Loro si scelgono gli alberi e iniziano a nidificare insieme, costruendosi tutti i nidi vicini”.

L’area dove sorge l’Oasi esiste da decenni, da quando nel secondo dopoguerra era stata destinata a zona di estrazione dell’argilla per rifornire la vicina fornace Cavasin. A seguito dell’abbandono delle pratiche di scavo, nei primi anni ‘70, le cave, alimentate dall’acqua piovana, da quella di falda e da quella proveniente dal Rio Draganziolo, si sono trasformate in veri e propri stagni. “All’interno – prosegue Martina Bano– c’è un sentiero circolare che passa attraverso gli stagni e sull’argine del fiume, si vede una zona che ricorda com’era la pianura una volta, prima delle bonifiche. Rappresenta un ambiente che, seppur di origine antropica perché deriva dall’escavazione dell’argilla, in realtà riproduce l’ambiente naturale che c’era in passato e che è molto raro da vedere. Per questo ha molto valore”.

L’Oasi, che è tale da una decina d’anni, ricopre una superficie di circa venti ettari. È visitata dalle famiglie, dalle scolaresche ma utilizzata anche per passeggiare, fare attività all’aria aperta. Grazie alla presenza di numerose specie animali e vegetali, è una delle mete preferite dei fotografi naturalisti. E non finisce qui. Per soddisfare le loro esigenze, sono stati realizzati due capanni; uno è attivo tutto l’anno e si trova di fronte ad uno stagno ad acque basse, molto frequentato dal martin pescatore e dagli ardeidi. Il secondo è attivo solamente nei mesi invernali quando viene approntata una mangiatoia per i passeriformi; qui vi sono buone probabilità di riprendere il picchio rosso maggiore, la passera scopaiola, lo scricciolo, il verdone, il pettirosso e le cince. L’area è gestita da volontari che fanno il possibile per mantenerla vivibile.

“Ci occupimo dell ’apertura e chiusura dei cancelli – spiega ancora Martina Bano – della gestione ordinaria delle strutture che sono all’interno, come le panchine e i capanni per l’osservazione, e della manutenzione dei sentieri, oltre che delle visite guidate quando sono richieste”. L’oasi, che è di proprietà del Comune di Noale, è ad accesso libero. Da aprile a settembre è visitabile di sabato e domenica dalle 8 alle 20 e il martedì e giovedì dalle 14 alle 20. È un ambiente facilmente percorribile, vicino al centro di Noale e a cinque minuti dalla stazione dei treni.

Eliana Camporese

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