A Rosolina opposizione all’attacco:“Vitale incompatibile con la carica di sindaco”

È bufera a Rosolina, dove i consiglieri di minoranza Pako Massaro, Chiara Paganin e Nicolò Crivellari invocano l’impeachment del sindaco Franco Vitale per una causa di incompatibilità con il suo mandato. E lo fanno mettendo a protocollo del Comune un’istanza – inviata al prefetto di Rovigo, al presidente del Consiglio comunale, al sindaco e ai consiglieri comunali di Rosolina – relativa all’avvio di un procedimento, previsto dagli articoli 61 e 69 del Testo Unico degli enti locali, per la costituzione di una causa di incompatibilità e conseguente provvedimento di decadenza del sindaco Franco Vitale.

Oggetto dell’incompatibilità, la posizione ricoperta da Raffaele Vitale, fratello del Primo cittadino, nella Rosolina Project srl, società di progetto che ha in affido la concessione di lavori pubblici per il completamento, l’ampliamento e la gestione del complesso cimiteriale comunale. Il fratello del sindaco, infatti, risulta essere dalla visura camerale socio unico, presidente del cda, procuratore e direttore tecnico della Società Ecotecnica Polesana Sep Srl, socia di maggioranza della Rosolina Project srl, con il 49 per cento delle quote. “Ciò determina, ai sensi dell’art. 61, secondo comma, del T.U. degli Enti Locali, il verificarsi di una evidente causa di incompatibilità a carico dell’attuale sindaco di Rosolina” sostengono i consiglieri, in quanto tale norma stabilisce che “non possono ricoprire la carica di sindaco e di presidente di provincia coloro che hanno ascendenti o discendenti ovvero parenti o affini al secondo grado che coprano nelle rispettive amministrazioni il posto di appaltatore di lavori o di servizi comunali o provinciali o in qualunque modo loro fideiussore”.

Tale norma, originariamente, introduceva una causa di ineleggibilità, poi trasformata in causa di incompatibilità dalla sentenza 450/2000 della Corte Costituzionale. Non solo, “il conflitto di interessi, fonte di incompatibilità, sussiste anche nel caso in cui i rapporti di parentela o di affinità intercorresse con il socio della società appaltatrice” secondo una sentenza della Cassazione del 2007, riportata dai consiglieri firmatari dell’istanza.

 

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