Este: mamme “no Pfas” si fanno sentire nel cuore dell’Europa

Le mamme “no Pfas” arrivano fino al cuore dell’Europa e portano alla ribalta un caso che ormai ha superato i confini regionali per le implicazioni sulla salute di decine di migliaia di persone alle prese con esami e accertamenti. A fine giugno un nutrito gruppo di genitori dell’Area Rossa – i Comuni colpiti fortemente dall’inquinamento da Pfas, tra cui è incluso anche Montagnana – ha fatto tappa a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo, per denunciare la contaminazione toccata alle falde del Basso Veneto e per chiedere regole europee più stringenti in fatto di tutela dell’acqua.

Le oltre trenta mamme hanno potuto illustrare la questione dei Pfas a un nutrito gruppo di europarlamentari europei, rappresentanti di tutte le anime che siedono a Bruxelles. Il gruppo di mamme ha raccontato la triste evoluzione della diffusione di Pfas nel territorio, la scoperta degli inquinanti nel sangue dei loro figli, le preoccupazioni e le incertezze legate a questa circostanza, ma anche la necessità di rivedere la normativa, di arrivare a limiti di “zero Pfas” nelle acque nostrane e l’obbligo delle autorità di non lasciare impuniti i colpevoli dell’inquinamento.

Da parte di tutti gli eurodeputati c’è stata piena disponibilità ad affrontare le problematiche legate all’inquinamento da Pfas, sia a livello nazionale (dal M5S c’è stato l’impegno a organizzare un incontro tra mamme “no Pfas” e ministri dell’Ambiente e della Salute), sia a livello europeo: in questi mesi Le Fiamme Gialle trovano “casa” nell’ex Tribunale è infatti in discussione la direttive europea (la 98/33/CE) sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. I genitori veneti hanno chiesto che gli europarlamentari italiani lavorino per garantire un abbassamento delle soglie di Pfas, con l’ambizione del valore “zero” o almeno dei limiti fissati dal Veneto, tra i più bassi a livello internazionale.

Nicola Cesaro

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