Malattie della tiroide: una patologia in crescita

Malattie della tiroide: una patologia in crescitaNon c’è bisogno di essere medici per conoscere qualcuno che ha problemi di tiroide anche solo nella nostra cerchia di familiari e conoscenti. Il problema riguarda intere popolazioni tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito la Settimana Mondiale della Tiroide che si è svolta tra il 21 e il 27 maggio e con la quale vuole richiamare l’attenzione di tutti i medici, non solo degli endocrinologi e di tutte le persone, sul fatto che le malattie della tiroide sono estremamente diffuse, ma possono essere prevenute o, se riconosciute in tempo, curate efficacemente nella massima parte dei casi, prima che possano provocare dei danni.

Come spiega il Dott. Davide Nacamulli, endocrinologo di Padova, le patologie tiroidee sono in effetti in aumento, sia perché vengono riconosciute più frequentemente grazie ai moderni strumenti diagnostici, ma anche a causa di mutamenti ambientali e alimentari intervenuti negli ultimi decenni. Ad esempio, l’incidenza della tiroidite cronica autoimmune, causa di ipotiroidismo, è aumentata drasticamente negli ultimi 50 anni e interessa il 10% della popolazione soprattutto femminile. Quando la tiroide viene attaccata (da infezioni virali e da sostanze inquinanti), in soggetti geneticamente predisposti con scarsa efficienza dei sistemi di difesa, si può innescare la tiroidite cronica. Sono a rischio soprattutto le donne e i soggetti in condizioni di stress fisici o psichici sia patologici che fisiologici (come l’accrescimento, la pubertà, la gravidanza, la menopausa o l’invecchiamento).

Si può fare qualcosa per prevenire questa malattia?

La difesa principale è rappresentata dagli enzimi antiossidanti che per funzionare hanno bisogno di microelementi e fra questi il selenio. Non a caso la tiroide ne contiene una quantità per grammo di tessuto maggiore di ogni altro organo. Le tecniche agrarie utilizzate attualmente rispetto agli anni ‘50, espongono la popolazione alla possibilità di un deficit di selenio.

Quali sono i cibi più ricchi di selenio?

In Europa i terreni sono poveri di selenio e di conseguenza lo sono anche le colture e gli animali erbivori. Le maggiori concentrazioni si trovano nelle frattaglie, nei crostacei e nella frutta secca come alcune noci del Brasile, ma nei soggetti a rischio Il modo più sicuro per garantirsi una quantità di selenio sufficiente a far funzionare gli enzimi è l’uso di integratori. Nei nostri studi abbiamo dimostrato che piccole quantità di selenio possono bloccare la malattia, ma solo nelle fasi iniziali per cui è necessario riconoscerla per tempo.

Di quali altre sostanze ha bisogno la tiroide?

Principalmente dello iodio perché la tiroide lo elabora e lo unisce ad altre sostanze presenti nella ghiandola per formare gli ormoni tiroidei. Senza lo iodio l’ormone non si forma.

Cosa succede se la tiroide non ha abbastanza iodio?

Per cercare di produrre una quantità normale di ormone la ghiandola si ingrossa e si forma quello che comunemente conosciamo come “gozzo”. Dal gozzo poi possono formarsi altre malattie, come l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e i noduli. Per questo è necessario usare il sale iodato. Il consumo del sale iodato da parte della popolazione è triplicato negli ultimi 20 anni e attualmente è usato da più del 70% delle famiglie, il traguardo che ci siamo posti però, è quello di arrivare al 90% della popolazione.

Ma c’è qualcuno che non può usare il sale iodato?

No! Tutti, bambini, giovani o vecchi, donne o uomini, hanno bisogno di iodio che non è una medicina, ma un elemento essenziale della nutrizione. L’importante è non eccedere con il sale, soprattutto in quelli che hanno problemi cardiovascolari. Bastano 5 grammi di sale fino iodato, in tutta la giornata (un cucchiaino), per fornire alla tiroide i 150 microgrammi di iodio che le consentono di produrre l’ormone.

Anche nelle donne in gravidanza?

Il buon funzionamento della tiroide durante questo periodo è fondamentale sia per la donna che per il feto. Per prepararsi ad una gravidanza e poi durante la gestazione e l’allattamento, alla donna non bastano più i 150 microgrammi assunti attraverso il sale iodato, ma deve introdurne circa il doppio. Poiché non possiamo aumentare la quantità di sale, è necessario introdurre altro iodio con alimenti che ne siano ricchi, il pesce di mare ad esempio, ma soprattutto il latte di mucca. Bastano una o due tazze di latte al giorno per fornire alla tiroide lo iodio mancante e senza la necessità di ricorrere agli integratori artificiali. Recenti studi hanno dimostrato che bambini nati da madri che assumevano una quantità adeguata di iodio, avevano mediamente un quoziente di intelligenza superiore a quello dei bambini nati da madri che assumevano poco iodio durante il primo trimestre di gravidanza, quel periodo in cui si sviluppa il cervello del bambino.

Spesso il medico di medicina generale trova pazienti con noduli della tiroide, cosa gli consiglia di fare?

I noduli della tiroide sono molto comuni, ma per fortuna solo raramente sono maligni. Attualmente la metodica più accurata per distinguere i nodi benigni da quelli maligni è l’ecografia e la citologia da agoaspirato. Recentemente l’elasto-sonografia, una tecnica ecografica che consente di misurare l’elasticità dei tessuti, ha dato ottimi risultati consentendo spesso di evitare l’agoaspirato. La diagnosi dei noduli rimane tuttavia un problema complesso e spesso medici di famiglia, ginecologi o pediatri mi chiedono un parere anche telefonico riguardo ai loro pazienti e io sono sempre ben felice di confrontarmi con loro su questi e altri temi che riguardano la mia specialità.

Il Dott. Nacamulli ha da poche settimane iniziato la sua collaborazione presso Rovigo Medica ed è disponibile a rispondere a quesiti endocrinologici indirizzando la mail a: davide.nacamulli@fastwebnet.it.

ROVIGO MEDICA spa
Dott. Davide Nacamulli – Medicina Interna – Endocrinologia
Via L. Einaudi 80/82 – Area Tosi – 45100 Rovigo
Tel. 0425.474769 – 0425.1730173 – Fax 0425.1730133
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Direttore Sanitario – Dott. Fiorenzo Scaranello

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