Rovigo: i rifugiati lavorano volontari per la comunità

Mondi che s’incontrano senza intercapedini ideologiche o valoriali fra chi si schiera dalla parte dei “buonisti” per l’accoglienza a oltranza e chi, al contrario, oppone i paletti del rifiuto e del respingimento. Il Protocollo siglato lo scorso 29 giugno fra Prefettura e Comune dovrebbe agevolare un diverso spirito, un piano culturale di avvicinamento fra gli stranieri richiedenti asilo e che hanno ottenuto lo stato di “rifugiato” e la comunità locale. L’intesa, che è stata firmata dal sindaco Massimo Bergamin e dal Prefetto Enrico Caterino, prevede lo svolgimento di attività di volontariato da parte di stranieri rifugiati a Rovigo che sono, secondo le ultime stime, circa 134.

L’obiettivo è far intraprendere percorsi di integrazione sociale a persone che sono sfuggite a guerre, torture e persecuzioni e, ottenuta la protezione internazionale, potrebbero mettersi a disposizione della collettività che li ospita. Gli aspetti umanitari hanno un rilievo, ma Bergamin non si è comunque discostato dall’assioma delle “quote zero”.

“Non sono fautore di slogan o di posizioni astratte – ha spiegato il sindaco – ma quota zero significa che con i denari che servono per l’accoglienza potremmo sostenere la sopravvivenza di circa 50 immigrati nei Paesi di origine. Occorre distinguere i casi particolarmente drammatici, di separazioni traumatiche dagli affetti familiari e dalle proprie radici che meritano un indefettibile bilanciamento con il senso di umanità. Ringrazio i miei collaboratori, in primis l’assessore ai Servizi sociali Patrizia Borile, che è stata la prima destinataria nella cognizione di questo progetto”.

Le attività di volontariato si concretizzeranno nello svolgimento di compiti socialmente utili, dallo sfalcio dell’erba alla manutenzione di parchi e giardini, e saranno gestite da un gruppo di Cooperative con i loro principali referenti: Pierluigi Sacco per “Siamo Coop”, Carlo Zagato per “Porto Alegre”, Donata Tamburin per Arcisolidarietà , Elisa Bertaglia per “Tutti i Colori”. Si tratta dei primi passi a Rovigo che attecchiscono su un terreno di adesioni già concluse da altre amministrazioni comunali della provincia, tenuto conto che in Polesine i richiedenti asilo sono circa 486.

Il Prefetto Caterino ha messo in risalto la qualità della progettualità puntualizzando precisamente che “questi ragazzi vogliono impegnarsi e il Protocollo offre loro opportunità d’inserimento. La situazione è tranquilla e lo abbiamo verificato anche dalle ultime visite cui ho partecipato insieme a Carabinieri e Guardia di Finanza nei centri per i profughi a Bagnolo e Canaro. È auspicabile, inoltre, che la tendenza alla forte diminuzione degli arrivi riscontrata dal 2015 fino ad oggi prosegua”.

Il Polesine è una comunità dialogante per l’accoglienza diffusa? L’applicazione del Protocollo lo potrà dimostrare, ma potrebbe essere significativo l’esempio della Senatrice a vita Liliana Segre che ha dichiarato in recenti interviste: “Prima della deportazione ad Auschwitz, a 13 anni sono stata con i miei familiari richiedente asilo respinta dalla Svizzera. Anche allora c’era un’indifferenza che oggi non dovrebbe avere il sopravvento”.

Daniela Muraca

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