Birolo, da quella notte di aprile 2012, una lunga odissea durata sei anni

Tutto ha avuto inizio la notte tra il 25 e il 26 aprile del 2012 quando quattro persone fanno incursione, sfondandone la vetrata con una panca, nell’edicola tabaccheria che si trova nel cuore della frazione di Civè. Franco Birolo, il proprietario ed ex paracadutista, si trova al piano superiore a dormire insieme alla moglie e alla figlia allora quindicenne. Svegliatosi di soprassalto, attraverso la scala che unisce i locali, scende, armato di pistola, per controllare. Ne nasce una concitata colluttazione durante la quale parte un colpo che ferisce a morte uno dei malviventi, un moldavo di vent’anni. Birolo riesce poi a immobilizzare uno dei ladri che sarà arrestato dai carabinieri e quindi rilasciato nei mesi successivi.

Gli altri due individui riescono invece a fuggire impuniti e non saranno mai più identificati e catturati. Il caso Birolo assurge alle cronache nazionali e divide l’opinione pubblica e la politica. Dopo quattro anni, in primo grado di giudizio, Birolo è condannato a due anni e otto mesi di carcere per eccesso colposo di legittima difesa e a un sostanzioso risarcimento a favore dei familiari del ladro ucciso. Una decisione, quella del giudice di Padova Beatrice Bergamasco, che solleva non poche discussioni visto che nell’occasione era stato lo stesso sostituto procuratore generale a chiedere l’assoluzione. Sentenza poi ribaltata nel marzo del 2017 quando il tabaccaio è stato assolto dalla terza sezione della Corte d’appello di Venezia. Quando si pensava che tutto fosse finito, alla vicende si aggiunge invece un inaspettato epilogo. Lo scorso febbraio Birolo riceve per posta la notifica da parte del tribunale che gli comunica che la sorella di Igor Urso, il moldavo rimasto ucciso, è ricorsa in Cassazione per impugnare la sentenza della Corte d’appello. Al terzo grado di giudizio la donna, che risiede a Roma, chiede che sia annullata l’assoluzione e soprattutto ripristinato il maxi-risarcimento di 325 mila euro alle parti civili.

Alessandro Cesarato

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