La Cassazione respinge la richiesta di risarcimento dei familiari del ladro, chiuso il “caso” Birolo

Si è conclusa l’odissea giudiziaria di Franco Birolo. La Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato inammissibile, quindi respingendolo, il ricorso proposto lo scorso febbraio da Angela Ursu, la sorella del ladro che nell’aprile del 2012 rimase ucciso, dopo aver tentato il colpo notturno nella tabaccheria di Civè, con un colpo di pistola esploso dal tabaccaio. La donna, costituitasi parte civile con la madre per i soli interessi civilistici a seguito dell’assoluzione di Birolo da parte della Corte d’appello, aveva richiesto il ripristino del risarcimento da oltre 300 mila euro che il negoziante era stato condannato a pagare in primo grado quando era stato incriminato per eccesso di legittima difesa.

La Corte Suprema a metà giugno ha maturato la decisione sulla base della memoria difensiva presentata dal legale di fiducia di Birolo, l’avvocato Luigino Martellato di Dolo. Una memoria difensiva che fondamentalmente ha ripercorso l’iter logico argomentativo della sentenza di assoluzione della Corte d’appello che ha ritenuto scusabile, oltre all’errore di valutazione, anche l’errore di esecuzione, considerando anche il contesto di una situazione di “confusione, penombra, forte rumore, stress emotivo e rapida successione dei movimenti di tutti i malviventi”.

“Ho appreso che il ricorso era stato respinto – racconta sollevato Birolo che oggi ha 52 anni – dal mio avvocato”. Lavora ancora nella tabaccheria che però si sta apprestando a chiudere. Lo aveva annunciato all’indomani dell’assoluzione: dopo anni di logorio psicofisico Birolo ha bisogno di ritrovare con la famiglia soprattutto un po’ di tranquillità.

“E’ questione di settimane – dice tra la merce in esaurimento e gli scaffali ormai mezzi vuoti – ho ceduto le licenze per i giornali e i tabacchi”. Si è conclusa la parte in sede penale ma non quella civile visto che ancora per qualche anno, in teoria, richieste di risarcimento come quella richiesta alla Cassazione potrebbero ancora essere formalizzate.

“Non credo – afferma – che ci saranno molti appigli per una cosa del genere. Piuttosto sto io valutando se esistono dei presupposti per chiedere un risarcimento. Sei anni sono tanto tampo. E’ stata una vicenda che mi ha stremato e per la quale i costi umani, personali e familiari sopportati sono stati ingenti. Un vero calvario.In tutto questo tempo c’è sempre stata anche la paura che potesse ricapitare”. Che cosa rimane alla fine? “In tutte le cose, anche le più dolorose – aggiunge – cerco di trovare gli aspetti positivi. In questi anni ho percepito la solidarietà, in forme e modi diversi, di tante persone che non finirò mai di ringraziare. E’ stato un sostegno indispensabile per tenere duro e andare avanti. Spero che il mio caso serva da esempio e possa permettere di dare una speranza e un conforto a tutti quelli che ancora si trovano in situazioni analoghe”.

Un ultimo riferimento è alla legge sulla legittima difesa. “Mi sono trovato in questa ultima situazione perché la legge permette di fare questo tipo richieste. Mi auguro che questo nuovo Governo – ribadisce ancora una volta Birolo – vada a modificare queste possibilità, questi privilegi che hanno i criminali. Le vere vittime sono chi queste situazioni le subisce senza averle mai cercate”.

Alessandro Cesarato

 

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