Il signor Elio, di QUinto, in bici per 1.200 km fino al Belgio

“Per me è stata una prima volta. Non avevo mai fatto esperienze del genere. Ed è stato meraviglioso. Abbiamo ricevuto un’accoglienza fantastica. Rifarei tutto, anche subito”. A parlare è Elio Montinaro, 61enne di Quinto, che dal 18 al 23 agosto ha macinato quasi 1.200 chilometri in bicicletta tra la Marca e il Belgio assieme ad altri quattro compagni di avventura per gettare un ponte tra due storici Muri, epiche salite del ciclismo. Nonostante non fosse abituato a questo genere di imprese, il 61enne ha fatto girare i pedali per mezza Europa senza alcun tentennamento. Il gruppo ha idealmente unito il Muro di Ca’ del Poggio con il Muro di Grammont, la mitica ascesa del Giro delle Fiandre, che è gemellata proprio con il Muro trevigiano. Per i cinque ciclisti della squadra Fortissimi – oltre a Montinaro, il capitano Piero Chiesurin di Sernaglia, Andrea Michelet di Conegliano, Andrea Miozzo di Pieve di Soligo e Giuseppe Macchia, a sua volta di Quinto – è stata un’apoteosi. “È stato faticoso – dice Montinaro – ma per fortuna è andato tutto bene: noi non abbiamo avuto problemi, le bici nemmeno e anche il meteo ci ha aiutato”. In Belgio, dove l’impresa è stata seguita con attenzione, i ciclisti trevigiani hanno trovato l’accoglienza delle grandi occasioni. Ad attenderli sul Muro di Grammont c’erano il sindaco della città di Geraardsbergen, Guido De Padt, il presidente della Federazione ciclistica belga, Tom Van Damme, e la gloria locale Rudy Pevenage, campione degli anni ’70 e ’80. “È stata un’esperienza indimenticabile – spiega Chiesurin –, abbiamo sofferto il caldo che ci ha accompagnato per quasi tutto il tragitto, gli interminabili rettilinei nelle campagne tedesche e francesi, i continui e quasi impercettibili saliscendi di un percorso che doveva essere di pianura e invece ci ha creato più di qualche difficoltà”. “Ma abbiamo ricevuto ovunque una grande accoglienza – sottolinea – i colpi di clacson di chi ci incrociava lungo la strada si sono sprecati, sembrava che tutti sapessero quello che stavamo facendo. Tanti ciclisti ci hanno fatto compagnia lungo il tragitto.

Dove la lingua era un ostacolo, ci ha aiutato un buon bicchiere di Prosecco. E ci ha commosso la signora che, all’indomani del nostro arrivo in un hotel belga, ci ha fatto trovare le divise lavate e stirate. Il significato più autentico del nostro viaggio sta proprio in questo: nei legami che si sono creati, nell’amicizia che abbiamo trovato lungo il nostro viaggio. L’idea dei Muri che uniscono genti e territori lontani non è retorica, ma verità”.

Il Muro di Ca’ del Poggio a San Pietro di Feletto, ormai diventato la salita simbolo delle colline del Prosecco, anche grazie ai ripetuti passaggi del Giro d’Italia, e il Muro di Grammont, dove il prossimo anno è atteso il transito del Tour de France, sono gemellati dal 2016. Il binomio si è ufficialmente allargato lo scorso luglio, quando alle celebri salite d’Italia e Belgio si è affiancato il Mur-de-Bretagne, altra mitica ascesa, quest’anno sede d’arrivo della sesta tappa del Tour de France. “Il prossimo obiettivo potrebbe essere proprio quello di raggiungere il Muro francese – conclude Montinaro – la voglia non manca”. Affrontati con questo spirito, i muri, per una volta, uniscono e non dividono.

Mauro Favaro

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