Rovigo: “Aree specialistiche a rischio”

Nel nuovo piano sociosanitario regionale 2019-2023 si prevede il declassamento dell’ospedale civile di Rovigo. Il dato non lascia molti margini al campo di interpretazioni o ipotesi poiché la decisione è contenuta nelle righe del documento programmatico in modo esplicito e ciò implica che, secondo la prassi terminologica, il nosocomio del capoluogo polesano dovrebbe scendere alla categoria di “Spoke” dismettendo l’attuale classificazione di “Hub”.

Secondo l’immagine introdotta dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale n.70/2015 che definisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera, il centro “Hub” a più alta intensità assistenziale fa ruotare i “raggi” degli “Spoke” per la continuità dell’intervento socio-sanitario fra ospedali e territorio. Calando il quadro generale nella realtà rodigina, la situazione che sta per profilarsi, come ha affermato il consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin, potrebbe determinare la perdita a Rovigo di alcune aree medico-specialistiche nell’ambito, in particolare, della Neuroradiologia, Neurochirurgia, Medicina Nucleare, Malattie Infettive.

“Non sono particolarmente attento ai termini impiegati – ha spiegato Azzalin – ma inevitabilmente il declassamento di Rovigo porta come conseguenza l’indebolimento di tutta la rete ospedaliera provinciale”. Il Consigliere Pd insieme ai colleghi di Palazzo Ferro Fini, Fracasso, Moretti, Sinigaglia, Zanoni e Guarda, aveva presentato lo scorso 19 aprile alla Giunta guidata da Luca Zaia un’interrogazione concernente la fuga dei medici dall’ospedale di Rovigo e la carenza di personale per le guardie mediche notturne. La giunta veneta nella replica aveva accolto i chiarimenti forniti dalla Direzione Generale dell’Ulss 5 secondo i quali l’incremento delle “dimissioni volontarie” dei medici ospedalieri è dovuta alla scelta della quiescenza anticipata consentita dalle attuali normative previdenziali e non al trasferimento nelle strutture private.

Inoltre le procedure concorsuali per il reintegro dei professionisti sarebbero state avviate, ma il reclutamento sarebbe rallentato dallo scarso numero dei partecipanti. Resta un dato di fatto ed è che oggi all’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Rovigo, il Servizio di Pneumologia, ad esempio, può contare solo 3 pneumologi mentre ne servirebbero almeno 6 e non va meglio per il personale infermieristico. Inoltre se le alte Specialità, come malattie infettive, fossero depotenziate, diminuirebbe ulteriormente il numero dei medici che potrebbero concorrere alla formazione del servizio di guardia medica notturna.

Oltre al fatto che le patologie acute inerenti alla Specialità tolta non sarebbero acquisite. Tematiche analoghe sono state discusse nell’incontro indetto da Azzalin alla Gran Guardia lo scorso 21 settembre. Il piano socio-sanitario tiene conto, infine, dell’individuazione dei servizi territoriali sulla base dell’impatto dello scenario epidemiologico locale e occorrerà valutare come questa linea-guida vorrà farsi carico dell’emergenza West Nile.

Daniela Muraca

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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