Rifiuti: sequestrate 200mila tonnellate nella cava Campagnole a Quinto di Treviso

Oltre 200mila tonnellate di materiale contaminato da metalli pesanti come rame, nichel e piombo sono stati sequestrati all’interno della cava Campagnole, sul confine tra Padernello e Quinto, dopo due anni di indagini coordinate dal pm Giorgio Gava, aggregato alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia. Senza contare 5mila metri cubi contenenti amianto, che erano già stati sequestrati dal Corpo Forestale. Il materiale in questione è stato stivato negli anni dalla Cosmo Ambiente di Noale nel ventre del sito estrattivo di proprietà della ditta Canzian.

Da quanto si apprende, avrebbe dovuto essere usato per la terza corsia dell’A4. Il punto è che non sarebbe stato bonificato, ma semplicemente miscelato con altri rifiuti per “diluire” gli inquinanti. Il sequestro è una vittoria per il comitato di cittadini che in pochi mesi ha raccolto oltre 4.500 firme per chiedere la rinaturalizzazione della cava. Purtroppo, però, non c’è nulla da festeggiare.

“Tutti sapevano che lì c’era quel materiale. Ci hanno accusato di dire cose inesatte. Quello che è successo, invece, ci dà ragione – mette in chiaro Leonella Grespan, assieme a Giulia Piva, Valerio Marconato e Bruno Grespan – la verità sta venendo a galla. Chiediamo una bonifica completa. Speriamo che la cava torni a essere un polmone verde”. Il Comune di Paese puntava a convertire 80mila metri quadrati dello stesso sito estrattivo in zona industriale. Un anno e mezzo fa ha sottoscritto un accordo con la Canzian. Un progetto che oggi sembra irrealizzabile.

“Abbiamo fatto una variante urbanistica – specifica il sindaco Francesco Pietrobon – con un vincolo chiaro: il materiale improprio avrebbe dovuto essere asportato”. Ora, però, il Pd chiede le sue dimissioni. Anche il sindaco di Quinto, Mauro Dal Zilio, si era schierato contro la trasformazione della cava in zona industriale, evidenziando la presenza di materiale improprio. “La salvaguardia delle falde dall’inquinamento deve essere un imperativo categorico – dice dopo il sequestro – siamo già stati scottati nel 2003 con l’atrazina e poco tempo fa con il mercurio. Non possiamo correre altri rischi”.

Mauro Favaro

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