Terre Conselvane, l’ora della verità la fusione alla prova delle urne

In queste ultime settimane si è fatto più acceso il confronto fra i due comitati

Ormai manca poco per l’appuntamento cruciale del referendum sul progetto della fusione tra Conselve, Cartura e Terrassa. Domenica 16 dicembre i cittadini sono chiamati al referendum per il quale non c’è quorum. Intanto si è fatto assai vivace il confronto tra le ragioni del si e del no. Il comitato “Si fusione” è composto dal presidente Gabriele Ferraro (imprenditore) residente a Cartura, dai due vice Carlo Capuzzo (dipendente privato) di Conselve e Sara Baraldo (studentessa universitaria) di Terrassa Padovana, oltre al segretario Matteo Marchetti (dipendente privato) residente a Cartura. Lo slogan è “Insieme per un futuro comune, unire per valorizzare”.

“Valutiamo il buon operato degli amministratori comunali – affermano – ma allo stesso tempo chiediamo progettualità di lungo periodo e sicurezze per il futuro. Ecco perché abbracciamo il progetto di fusione, consapevoli del fatto che sarà un percorso che richiederà energie e sforzi, ma anche che permetterà al nostro territorio di fare un importante salto di qualità”.

Dal comitato la fusione viene vista come la molla che permetterà di uscire da una spirale di staticità in cui gli enti locali sono ormai relegati da anni, anche e soprattutto a causa della mancanza di adeguati sostegni finanziari. “Abbiamo la possibilità di “fare sistema” in un territorio dal grande potenziale, baricentrico tra la zona termale e la laguna. Noi cittadini disponiamo del più grande strumento democratico di partecipazione che è il referendum consultivo, non possiamo lasciarci sfuggire la possibilità di costruire un futuro migliore”.

Il fronte del no si è organizzato nel Comitato guidato dal presidente Luigi Buson. “Anzitutto ricordiamo che la votazione sarà valida con qualsiasi affluenza, per questo invitiamo a tutti ad andare alle urne. Manca la progettualità e la condivisione con le comunità, è un processo frettoloso e approssimativo per una decisone che se presa sarà irreversibile.

Il documento sbandierato come “Studio di Fattibilità” non altro è che una mole disordinata di dati statistici, schemi e mappe che nulla hanno a che fare con un progetto vero. Anche la relazione elenca tfantomatiche ricadute positive su temi che non sono di competenza comunale. Per non dire delle contraddizioni: in un passaggio si sostiene l’utilità di accorpare gli uffici in modo da contenere i costi e aumentare la professionalità e qualità dei servizi.

Qualche pagina dopo, invece, si propone l’istituzione di Municipalità con un prosindaco e un decentramento degli uffici amministrativi. Agli slogan demagogici dei sindaci, rispondiamo che la fusione non è un gioco e nemmeno una scommessa, e che non può essere una scelta politica di parte. Le ragioni del “no” stanno principalmente nella inconsistenza del progetto, nella mancanza dei presupposti fondamentali: è una operazione voluta dalle sole maggioranze, un progetto non costruito dalla base e dalle strutture organizzative dei comuni”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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