Il Piano Socio Sanitario per il Pd è un provvedimento opaco

“È un Piano sociosanitario che non dà risposte ai temi fondamentali che avevamo posto in Quinta commissione e per questo il nostro voto è contrario”. Stefano Fracasso, capogruppo del Partito Democratico e il consigliere Claudio Sinigaglia, relatore di minoranza del provvedimento, commentano il no al Pssr 2019-2023 approvato di Palazzo Ferro Fini.

“Sono stati accolti alcuni emendamenti per dare risposte alle fasce più deboli della popolazione che vanno a sommarsi alle proposte recepite in Commissione, tuttavia sulle questioni più importanti non ci siamo. A partire dalla non autosufficienza: la garanzia del contributo sanitario per tutti ancora non c’è, si rimanda alla legge di riforma delle Ipab, che stiamo aspettando dal 2000. Ma la situazione è già grave adesso, con seimila persone prive di impegnativa e costrette a pagare per intero la retta della casa di riposo. Anche sul futuro delle Medicine di gruppo, che dovrebbero essere un punto di riferimento sul territorio, permane la confusione progettuale, così come è nebulosa e priva di qualsiasi certezza la riorganizzazione dei plessi ospedalieri. Inoltre – continuano Fracasso e Sinigaglia – è doveroso rivedere l’applicazione del superticket fonte di disuguaglianze e di scivolamento dei ricavi a favore del privato, laddove è più conveniente fare esami lì, anziché nel pubblico. Resta poi tutta da verificare la possibilità di assicurare la piena copertura del personale medico: gli emendamenti della maggioranza, che abbiamo votato, possono essere utili per la fase emergenziale, ma ci sono problemi strutturali ormai ineludibili a livello nazionale e non solo: turnover, rinnovo del contratto fermo da 10 anni, tetto alla spesa. Siamo convinti che serva un piano straordinario di assunzioni e anche il Governo potrebbe fare la propria parte: 9 miliardi spesi per un indefinito reddito di cittadinanza, quando ne basterebbe 1,2 per rimpiazzare in termini numerici i medici in uscita dal sistema sanitario pubblico. È un tema prioritario da affrontare con la massima urgenza per evitare un’ulteriore fuga di professionisti verso il privato, fuga che va a scapito soprattutto dei più deboli che non possono permettersi una sanità a pagamento”.

Ma la partita non è chiusa, sottolinea Sinigaglia. “Si è chiuso il primo tempo. Ora la partita si gioca sulle schede ospedaliere che riorganizzeranno gli ospedali veneti e sulle schede territoriali che programmeranno i servizi di presa in carico delle persone nel territorio”. Il Piano, secondo il consigliere Pd, avrà pesanti ricadute sulla rete ospedaliera e non a caso si stanno mobilitando decine di comitati a difesa del proprio nosocomio. Indispensabile, dunque, dar modo ai sindaci, ai comitati locali, al privato sociale e alle organizzazioni sindacali di comprendere nel dettaglio le scelte compite con il nuovo Piano.

“Si tratta di un passaggio cruciale – afferma Sinigaglia – nel tentativo di dare risposte efficaci alle aspettative e ai fabbisogni dei territori. Il PD propone di fermarsi almeno per tre mesi: in questo lasso di tempo maggioranza e opposizione in Consiglio si prendano la briga di visitare assieme le diverse realtà del Veneto, promuovendo incontri in ogni Distretto e coinvolgendo le amministrazioni locali. Questo per informare, ascoltare e capire e infine assumere le decisioni più lungimiranti”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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