Porto Tolle: De minimis, ora in vigore

Partita un’altra fase della normativa europea che regolamenta la destinazione di alcune specie di pesci.

Una volta pescate sotto la taglia minima consentita per il mercato ittico, devono essere rigettate a mare, e i chili e le specie, annotati in un apposito libro elettronico. Lo scopo, da parte dell’unione europea, è di conoscere la mortalità di cattura, ovvero il pesce pescato e quello rigettato in acqua dagli operatori del mare, per limitare i danni economici e ambientali provocati dalla morte dei pesci rigettati.

Secondo il regolamento “de minimis”, è prevista la possibilità per un pescatore di ributtare in mare fino al 5% del prodotto alimentare, calcolato rispetto al pescato di giornata, al di sopra del quale scatta il divieto di rigetto. “A quel punto il pesce sottomisura diventa un rifiuto speciale di categoria 3, per il quale è prevista una determinata procedura nella filiera ittica – spiega Marco Spinadin dell’Alleanza delle cooperative -. Parliamo di specie come le triglie di scoglio, naselli e triglie di fango”.

Questo significa in termini pratici, una serie di incombenze organizzative logistiche che avrebbero a bordo le imbarcazioni, dal momento in cui il pesce non rigettato deve essere sistemato in cassette che occupano spazio nel peschereccio. Un prodotto che necessita di essere refrigerato fino allo sbarco in porto, per poi essere trasportato in grossi container dove il pesce deve essere conservato a meno 10 gradi di temperatura fino all’industria di trasformazione che mi risulta essere fuori regione.

La criticità rilevante sta nel fatto che in questo momento il rischio d’impresa è alto, -spiega Spinadin –se si pensa che non si conoscono i numeri del pesce di scarto che potrebbe essere lavorato in strutture a terra nell’industria di trasformazione, che di fatto non esistono, se non andando in Emilia Romagna”.

Gu. Fe.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento