Bottrighe: un bene prezioso abbadonato

Il palazzo potrebbe diventare polo culturale. Intanto il via a una nuova fase di bonifica del sito

Il tetto della palazzina stile liberty, già uffici dell’ex zuccherificio di via Risorgimento, sta cedendo. Il grido di allarme arriva da Claudio Bellini, residente nelle vicinanze.

“L’erosione del tempo – spiega Bellini- ha creato un buco di discrete dimensioni nel tetto ed è un vero peccato che un edificio di pregio e valore storico, ormai ultimo ricordo dell’attività produttiva industriale di Bottrighe, subisca questo trattamento”. Ed ancora: “Nell’ultimo incontro pubblico, promosso dal sindaco e dall’amministrazione comunale, era stato posto all’attenzione il degrado dell’area. Chiaramente, il sindaco non è direttamente coinvolto, essendo una proprietà privata, ma sicuramente può essere interprete presso l’attuale curatore fallimentare e auspico che nel prossimo incontro – conclude Bellini – si possa avere in merito qualche notizia positiva”.

Da tempo tiene banco la bonifica dell’area ex Poliychimica, già zuccherificio, conclusa in parte e ora sta prendendo il via la fase di rimozione di tre misuratori di amianto presenti nel sito, a seguito di sondaggi effettuati in cui risultavano presenze di amianto e di idrocarburi altamente tossici. La ditta Rigato di Marghera si è aggiudicata l’appalto di bonifica per un importo di quasi 98mila euro. Completate definitivamente le operazioni di bonifica e liberata da ogni vincolo, l’area potrebbe diventare appetibile ed interessare, per eventuali espansioni, anche la vicina Mater-Biotech Novamont.

Dell’ex zuccherificio, altro non rimangono che i due grandi silos dello zucchero. Tutto il resto è stato abbattuto anni fa, ancor prima l’antico camino che aveva lasciato posto a una centrale elettrica mai entrata in funzione. Rimane però la palazzina di interessante valore architettonico, edificio anni venti, costruita qualche anno dopo la messa in funzione dello stabilimento nell’agosto del 1914. Il segno del tempo e dell’abbandono continua inesorabile ed è un peccato che ciò vada perduto. Il comune potrebbe tentare di tenersi palazzina e area circostante, cercando magari di valutare la possibilità di accedere a finanziamenti europei per il recupero di siti di archeologia industriale. Ma anche un eventuale accordo pubblico-privato. L’edificio, ristrutturato e mantenuto nel suo aspetto, potrebbe diventare un polo culturale, magari quale sede di ricerca storica o anche di un museo dell’industria saccarifera. Da queste pagine, più volte negli anni, è stata lanciata l’idea di recupero, ma nessuno l’ha mai colta.

Roberto Marangoni

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento