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Veneto economia: centrale unica di progettazione, torna lo statalismo

“Un carrozzone destinato a creare un imbuto tecnicoamministrativo che ostacolerà sia la programmazione che l’esecuzione delle opere pubbliche”

Architetti, ingegneri edili e geometri si occupino d’altro! Ora alle opere pubbliche ci penserà la Centrale unica per la progettazione delle opere pubbliche: 300 persone ancora da assumere per risolvere i problemi di tutta Italia! Dopo il voto di fiducia alla Camera, il disegno di legge di Bilancio per il 2019 è passato all’esame di Palazzo Madama che ha già presentato una serie di emendamenti ma la centrale unica per la progettazione delle opere pubbliche si farà e definirà denominazione, allocazione, modalità di organizzazione e funzioni.

“La Centrale di Progettazione Unica produrrà sicuramente il blocco di quasi tutti i lavori pubblici – commenta allarmato Pasqualino Boschetto, presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto per bocca gettando nel caos le pubbliche amministrazioni.

“Nel migliore dei casi – continua – sarà un carrozzone destinato a creare un imbuto tecnico-amministrativo che ostacolerà sia la programmazione che l’esecuzione delle opere pubbliche e drenerà risorse importanti che chiaramente potrebbero essere impiegate meglio. Una struttura che va contro gli stessi principi ispiratori del Codice dei contratti. Cerchiamo di esser seri e razionali: questa Centrale non s’ha da fare”. La nuova struttura è prevista dalla Legge di bilancio 2019 e per diventare realtà richiede un Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, atteso entro 30 giorni dall’approvazione della legge.

“Questa Centrale rappresenterebbe, se attuata, un balzo indietro di molti anni. – avverte Boschetto- Innanzitutto, verrebbe totalmente a mancare il contatto con il territorio, che nella attività di progettazione in oggetto è imprescindibile. Ogni progetto richiede un contatto diretto e continuativo con il committente, un’interlocuzione attenta, un lavoro di mediazione e frequenti incontri. Come sarebbe conciliabile tutto questo con una gestione unica Romacentrica?”.

Boschetto lo spiega con un esempio: “La provincia di Vicenza ha 120 comuni con storie, piani urbanistici, regolamenti edilizi diversi: come si può pensare che una unica centrale nazionale possa seguire in maniera adeguata i lavori pubblici dei quasi 8000 comuni italiani?”.

Inoltre, preoccupa l’incertezza sui numeri e le professionalità che convergerebbero in questa Centrale. “Si parla di 500 persone, forse anche meno, che dovrebbero avere in mano tutti gli appalti di tutta Italia. Non è pensabile. Materialmente impossibile. E di queste 500 persone quanti avranno le competenze, l’esperienza e le indiscutibili e ampie capacità professionali per governare il tutto? E’ difficile pensare che queste 500 persone siano arruolate fra le nostre eccellenze professionali nazionali. Probabilmente molte di queste 500 persone saranno giovani ingegneri e architetti, con esperienze professionali giocoforza limitate. Certamente non è questo il modo migliore di creare lavoro per i nostri giovani colleghi professionisti. Ancora una volta solo propaganda, purtroppo in questo caso anche molto pericolosa: non oso immaginare le risorse e il tempo necessari per recuperare i sicuri danni che la Centrale di Progettazione Unica produrrebbe”.

Maria Pavan

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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