Il valzer infinito su e giù da Strasburgo

Gli europarlamentari veneti tra dimissioni e cambi di partito. Così è cambiata la fisionomia della nostra rappresentanza

Va bene l’europarlamento, ma vuoi mettere un posto a Roma, a Venezia o perfino una poltrona da sindaco? Lontani da casa i nostri politici sentono nostalgia, anche perché a Bruxelles lo stipendio è ottimo ma il contatto con la base fatalmente si raffredda.

E poi cinque anni sono lunghi, talmente lunghi per i tempi frenetici della politica italiana che si entra con una casacca e sempre più spesso si esce con un’altra. Così anche l’ultima legislatura è stata segnata da un valzer irrefrenabile di spostamenti, dimissioni, subentri, cambi di gruppo che hanno interessato quasi tutti i veneti che si erano conquistati un seggio a Bruxelles e Strasburgo. L’unica eccezione è quella di Mara Bizzotto, la leghista eletta grazie alla rinuncia di Matteo Salvini che del Carroccio è stata anche capodelegazione al parlamento europeo e si ricandida quest’anno con ottime possibiità. Velocissimo è stato invece il passaggio in Europa di Alessandra Moretti. Eletta nel 2014 facendo il pieno di preferenze come capolista del Pd, l’anno dopo è già di ritorno come candidata alle regionali.

Ma il sogno di diventare la prima governatrice del Veneto si infrange sulla dura realtà, e nemmeno il ruolo di leader dell’opposizione dura a lungo. Glielo ha ricordato con la ferocia abituale in campagna elettorale il collega Achille Variati: “Alessandra Moretti ha preso una valangata di voti in Europa per poi lasciarla dopo sei mesi e provare a fare il presidente di Regione. Chiamiamolo spirito di servizio, ma io non l’avrei mai fatto”. Con lei il Pd aveva eletto anche l’ex sindaco di Padova Flavio Zanonato, che il mandato lo ha sì concluso ma nel frattempo ha traslocato in Leu assieme a Bersani e che questa volta non si ricandida.

Storia analoga è quella del grillino David Borrelli, primo consigliere comunale del Movimento, la cui lunga militanza si conclude quando nel 2017 è l’artefice del progetto di adesione al gruppo parlamentare Alde, che però all’ultimo chiude le sue porte agli italiani. Il 13 febbraio 2018 ufficializza la sua uscita dal Movimento 5 Stelle, e quest’anno si ricandida con Più Europa. Ancor più tormentata è la storia degli europarlamentari di Forza Italia. La più votata è la padovana Elisabetta Gardini, che nelle scorse settimane ha annunciato di non riconoscersi più nel partito di Berlusconi ed è traslocata a Fratelli d’Italia con cui si ricandida.

Per ironia della sorte la stessa scelta la ha compiuta anche l’altro europarlamentare azzurro veneto, Remo Sernagiotto, che però da Berlusconi aveva preso le distanze già nel 2015, un anno dopo essere stato eletto, passando ai Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. Infine, Flavio Tosi, il sindaco di Verona che sfiora nel 2014 le 100 mila preferenze con la Lega.

Nemmeno due mesi e già a luglio si dimette scegliendo di restare sindaco, finendo poi nel giro di un paio d’anni in rotta di collisione con Zaia e Salvini, fino all’uscita dal partito. Gli subentra Lorenzo Fontana, che però si dimette nel 2018, si candida alle politiche e diventa ministro del governo Conte. E così a finire il mandato è un terzo leghista, Giancarlo Scottà: un anno in Europa, è sempre meglio di niente.

Lascia un commento