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Rosolina: il piccolo Giorgio salvato e curato con amore da medici e infermieri

Una vera e propria gara di solidarietà, quella sviluppatasi per la storia del neonato abbandonato nei pressi del cimitero di Rosolina a fine aprile.

Giorgio era stato abbandonato all’interno di una borsa nei pressi dell’area ecologica del cimitero di Rosolina, quando una signora ha sentito i suoi vagiti e ha subito avvertito il Suem.

Da quel momento è iniziata una corsa d’amore e solidarietà per questo piccolo ritrovato nudo ancora con placenta e cordone attaccati al corpo. Il suo nome è stato scelto dopo aver ricevuto le prime cure e coccole proprio da Giorgia Cavallaro, un’infermiera intervenuta sul posto insieme al medico Anna Tarabini e l’autista dell’ambulanza Marco Marangon che, con grande umanità e professionalità, gli hanno salvato la vita. Presenti sul posto anche i carabinieri del Comando di Adria per accertare le condizioni del neonato e per prendere visione dei filmati di videosorveglianza del cimitero.

Il piccolo è stato poi trasportato d’urgenza verso le culle termiche dell’ospedale di Adria, dove hanno potuto constatare che era nato da meno di tre ore. Con il passare delle ore le sue condizioni sono migliorate nettamente ed è stato scelto di trasferirlo presso il reparto di neonatologia dell’ospedale hub di Rovigo. Lì i sanitari si sono resi conto di accudire un vero e proprio guerriero, vitale e sereno mentre faceva le prime poppate. Per sicurezza è stata effettutata una prima batteria di vaccinazioni contro l’epatite e altri controlli specifici previsti dal protocollo per bimbi accolti dopo eventi traumatici come un abbandono a poche ore dalla nascita.

“Quando siamo arrivati – hanno dichiarato i professionisti del 118 -, abbiamo sentito il pianto del piccolo. Era in una borsa rossa, di pelle, abbandonata a lato del cimitero, vicino alla fontanella. Era scuro in volto, piangeva disperato, sporco della placenta e del meconio. Si vedeva che era stato partorito da pochissimo. Lo abbiamo tirato fuori dalla borsa e abbiamo fatto i test per capire come stesse. Lo abbiamo pulito e avvolto, riscaldato, perché aveva già le estremità cianotiche”. Nonostante la giornata tiepida, non avrebbe potuto sopravvivere comunque a lungo, nudo e all’aperto.

Racconta l’infermiera Giorgia: “L’ho preso in braccio, lui ha aperto gli occhi, mi ha guardato, gli ho fatto una carezza sul minuscolo viso, lui ha cercato subito con la bocca il mio dito. Aveva fame. Per tutto il viaggio, ha succhiato il dito, mentre me lo tenevo stretto al petto. Non lo ha lasciato più”. Una storia di grandi emozioni che potrebbe concludersi a breve con un preaffido e con una successiva adozione.

Gaia Ferrarese

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