Mercatone Uno, anche il Veneto trema

Quattro punti vendita, 150 dipendenti e un largo indotto senza risposte

Una crisi senza fine, in un susseguirsi di docce fredde. Quella di Mercatone Uno, la catena della grande distribuzione nel settore dell’arredo casa e degli elettrodomestici dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con la chiusura improvvisa di tutti i 55 punti vendita, è una crisi che coinvolge pesantemente anche il Veneto, dove il marchio reso celebre da Pantani conta circa 150 dipendenti nei punti vendita di Legnago, Noventa Padovana, Carrè nel Vicentino e Occhiobello in Polesine, rilevati lo scorso anno da Shernon Holding. La situazione dell’ormai ex colosso, che ha lasciato a casa 1.800 dipendenti comunicando loro la chiusura via internet, è ancora più grave se nel computo delle maestranze si aggiunge l’indotto: qualcosa come 10 mila persone coinvolge tra fornitori, padroncini, clienti che già avevano pagato gli acquisti ora sigillati all’interno dei magazzini.

Per tentare di individuare possibili risposte a tutela dei dipendenti e dell’indotto, la Regione Veneto è stata tra i primi enti a muoversi, con una serie di riunioni culminate nell’incontro del tavolo di crisi a cui hanno partecipato le organizzazioni sindacali, le rappresentanze dei fornitori, le associazioni dei consumatori e i sindaci dei quattro comuni. L’incontro ha avuto la funzione principale di strutturare un coordinamento regionale e di fare pressione sul Ministero per garantire il rispetto degli impegni assunti nel corso del tavolo del 27 maggio scorso, in particolare per quanto riguarda le tempistiche del Tribunale di Bologna da cui dipende l’eventuale prosecuzione delle attività aziendali. Oltre a ciò si è provveduto a verificare con le istituzioni locali l’attivazione di iniziative di tutela degli immobili e delle merci dei punti vendita attualmente chiusi, al fine di prevenire fenomeni di sciacallaggio già avvenuti in altre regioni, e di assistere, per il tramite delle associazioni dei consumatori presenti, quei clienti che si sono impegnati in acquisti non consegnati.

“Siamo stati tra i primi ad attivarci per conoscere e fronteggiare questa emergenza – sottolinea l’assessore al lavoro Elena Donazzan – e vogliamo coinvolgere tutte le parti territoriali per individuare insieme le soluzioni al fine rendere meno traumatica possibile la situazione. Ci sono troppe zone d’ombra in questa vicenda e i segnali che ci erano pervenuti da alcune aziende venete creditrici di Mercatone Uno si sono poi, purtroppo, confermati”. Shernon Holding, a leggere le cronache, non avrebbe neppure pagato i locatori per 6 milioni di euro oltre ad essere moroso di altri 15 milioni verso l’amministrazione straordinaria. A farne le spese, oltre ai creditori, anche i clienti che hanno versato 20 mila acconti per 3,8 milioni di euro senza mai ricevere i mobili ordinati. Inoltre nei mesi di gestione la Shernon avrebbe accumulato 10 milioni di debiti verso l’erario, con 60 milioni di debiti verso fornitori. Non sarebbe stata versata l’Iva, come le ritenute d’acconto sui lavoratori.

Ma quale potrebbe essere ora il futuro del gruppo? I sindacati confederali hanno chiesto con forza di esplorare la strada di una possibile vendita ad altri grandi operatori del settore, certo resa difficile sia dall’inchiesta sia dalla stagnazione dei consumi. Altrimenti, potrebbe rimanere la strada della vendita “a spezzatino”, punto vendita per punto vendita. Con quali garanzie di veder tutelati i posti di lavoro e i crediti per i dipendenti, è facile immaginarlo.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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