Il trofeo del Giro d’Italia nasce a Vigodarzere

Nove chili e mezzo di pura, grande emozione. Sono quelli del “Trofeo Senza Fine” che quest’anno porta il nome di Richard Carapaz, vincitore del Giro d’Italia. Da vent’anni il Trofeo della corsa rosa, il più iconico della storia dello sport viene realizzato da un’impresa artigiana di Saletto di Vigodarzere, la “Mario Penello” dei fratelli Luca e Patrizia Penello. Era il 1999 quando “La Gazzetta dello Sport” e “Rcs Sport” hanno commissionato ad una rosa di 14 designer internazionali il progetto del trofeo che doveva essere un oggetto ricco di valore stilistico frutto di una ricerca estetica e di design.Tramite un sondaggio sulla Gazzetta online fu scelto il design di Fabrizio Galli che ideò l’attuale trofeo.

A forma di spirale, con cerchi a volte più stretti a volte più larghi, il Trofeo è realizzato in rame placcato oro 18 carati e pesa 9,5 kg. La spirale, che risulta elastica, rappresenta la strada che percorrono i ciclisti durante la gara, una storia che non ha fine, o anche un ciclone di emozioni come quelle del Giro d’Italia. Il “Trofeo Senza Fine” viene aggiornato di anno in anno con il nome del vincitore del Giro. Un mese è il tempo per realizzarlo. Si parte da una barra di rame, arrotondata e sagomata con una macchina e data una prima lucidatura, successivamente viene sottoposta ad un trattamento a caldo e attorcigliata sulla forma a spirale, qui viene tagliata e nuovamente lucidata, poi vengono scritti i nomi dei vincitori e per finire viene sabbiata.

Questo laboratorio artigianale a conduzione familiare è un’eccellenza in fatto di produzione di trofei, coppe, targhe, oltre al Trofeo del Giro d’Italia ha prodotto i trofei della Milano-Sanremo, della Milano-Torino, della Strade Bianche e il Tridente Tirreno Adriatico.

(n.m.)

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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