Motoaki Ishii, l’arte giapponese incontra quella piovese

Il professore giapponese di Lettere e Storia dell’Arte italiana racconta la sua passione per il pittore Oreste Dal Molin

Motoaki Ishii nato nel 1957 a Maebashi – Giappone, si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Tokyo nel 1983 e in Lingua e Letteratura Italiana presso la medesima Università nel 1987. Dall’1990 al ‘97 ha approfondito i suoi studi in Italia, all’università di Firenze e a Ca’ Foscari a Venezia. Dal 2001è professore all’Università delle Arti di Osaka. Nutre una profonda ammirazione per il pittore piovese Oreste da Molin.

Come nasce la scelta di fare il professore di Lettere e Storia dell’Arte?

“Dopo la laurea in Giurisprudenza ho lavorato per 2 anni a Londra per una ditta giapponese. Il lavoro commerciale mi faceva sentire esausto mentalmente, e mi mancava scoprire il mondo e altre realtà. A Londra ho conosciuto delle persone italiane, e ho fatto dei viaggi a Firenze, Roma e Venezia. La cultura, ma soprattutto l’arte mi affascinavano, così ho lasciato l’azienda e sono rientrato all’Università di Tokyo per studiare Lingua e Letteratura Italiana approfondendo Storia dell’Arte Italiana”.

Cosa significa per lei lavorare come insegnante?

“Il lavoro di professore ha due lati: come studioso e come insegnante. La continua ricerca e approfondimento per me significa difendere la mia ragione d’essere, la realizzazione di me stesso. Dall’altra parte c’è la comunicazione con gli studenti, trasmettere le mie conoscenze e curiosità”.

In che modo è venuto a conoscenza del pittore Oreste Da Molin?

“Tramite la mia tesi di dottorato di ricerca. Parlavo del giovane pittore giapponese Kawamura, grande amico di O. Da Molin, di cui si conservano un disegno e una lettera indirizzata a Kawamura. Approfondendo il loro legame è nato l’interesse verso il pittore piovese e così contattai la Sig.ra Raffaella Zannato, direttrice della biblioteca di Piove di Sacco, che mi fece gentilmente conoscere l’ambiente piovese”.

Cosa le ha colpito di Da Molin? Progetti a riguardo?

“C’erano molti artisti nella Venezia Ottocentesca, italiani e non. Il pittore piovese mi colpì in particolar modo per la sua interpretazione più autentica della grande pittura veneta di quell’epoca, espressione sincera del mondo a cui apparteneva. A proposito del medesimo, c’è l’idea di organizzare una mostra in occasione del centesimo anniversario di morte e vorrei che in quell’occasione si inserisse una sezione dedicata all’amicizia tra Kawamura e Da Molin. Farei tutto ciò che serve per questa mostra. Si terrà a breve anche una mostra su Kawamura e amici al Museo dell’Arte Moderna Ca’ Pesaro a Venezia

F. Trivellato

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