Roberto Baggio, il fenomeno del Nord-est

Il calcio in Italia non è solamente uno sport dove chi vince i titoli ruba anche il cuore degli appassionati del pallone e dei tifosi. In Italia la bellezza di chi ha fatto la storia del calcio si vede al di là delle vittorie e del pragmatismo, perché soprattutto viene esaltata dal punto di vista estetico.

Ed è per questo che in un contesto tale la figura di Roberto Baggio si erge ancora fiera e serena sopra le altre.

Il calciatore veneto nato a Caldogno, in provincia di Vicenza, è forse l’ultimo numero 10 di classe mondiale proveniente dal Belpaese in grado di stupire il mondo intero, il tutto senza portare a casa nessun trofeo internazionale di rilievo, come una Champions League o un mondiale di calcio. Soprannominato Divin Codino per il suo look e la sua capacità di fare magia con il pallone, l’ex giocatore di Fiorentina, Juventus e Brescia, tra le tante squadre nella quali ha giocato, è ancora oggi l’archetipo del fantasista all’italiana.

Proveniente dalle giovanili del Caldogno, passò nel 1980 al Lanerossi Vicenza, debuttò giovanissimo nel 1982, anno in cui l’Italia si coronava campione del mondo per la terza volta. Le sue doti nel dribbling e nella visione di gioco furono subito evidenti, tanto che a soli diciotto anni Baggio fu opzionato dalla Fiorentina, squadra con la quale avrebbe fatto il suo esordio in Serie A e avrebbe poi cominciato a farsi vedere nei grandi scenari.

Geniale e dinamico, oltre ad essere imprevedibile, Baggio era riuscito a sconfiggere un bruttissimo infortunio al ginocchio avuto da minorenne. Questa lesione ne avrebbe comunque condizionato il rendimento a lungo andare, constringendolo a una serie di stop forzati. Più forte del dolore e abilissimo a trovare la porta in vari modi, con la Viola il fantasista veneto si rese protagonista di giocate strepitose, grazie alle quali stregò la Juventus, che lo acquistò nell’estate del 1990.

I suoi 5 anni nella squadra più forte del momento, come si evince dalle quote di Betfair sul prossimo campionato di Serie A italiano, furono pieni di emozioni ma poveri di vittorie, con il grande rimpianto di non essere mai riuscito a sollevare la Coppa dei campioni. La sua carriera sarebbe infatti stata più gratificante in piazze come Bologna e Brescia, dove fu l’assoluto trascinatore e realizzò partite epiche, come la famosa rimonta a Bergamo contro l’Atalanta.

Anche in nazionale Baggio non riuscì a vincere nulla, nonostante fosse stato uno degli idoli dei tifosi azzurri. Il suo mondiale del 1994 negli Stati Uniti fu quello del vero leader di una nazionale spinta solo da lui nei momenti più difficili, come ad esempio gli ottavi di finale contro la Nigeria, i quarti contro la Spagna e la semifinale contro la Bulgaria.

Il rigore calciato al cielo con il quale servì al Brasile la vittoria sarà sempre il suo più gran rimpianto, ma i tifosi della nazionale lo hanno perdonato. D’altronde, senza di lui l’Italia non sarebbe mai arrivata alla finale…

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