Cavarzere: Andrea Dodicianni invita a riflettere sul “peso delle parole”

Musicista, cantante e artista, il giovane cavarzerano ha fatto scalpore con la sua perfomance presentata a Padova a fine giugno: ha ottenuto un milione di visualizzazioni e uno spazio su tutte le maggiori testate giornalistiche

Viviamo oggi in una società che si rinvigorisce solamente con la debolezza e la paura della gente. Ma la paura, accompagnata da una buona dose di scarsa conoscenza, può portare solamente verso il baratro infernale della cattiveria.

E la cattiveria porta a dire cose altrettanto spaventose e brutali. A salvaguardia delle belle parole è sceso in campo con la sua performance “Il Peso delle Parole” il cavarzerano Andrea Dodicianni, musicista e cantante che da diversi anni si occupa anche di arte contemporanea.

Andrea, “Il Peso delle Parole” presentato a Padova a fine giugno ha avuto risvolti significativi, sia in città sia online: quasi un milione di visualizzazioni.

Era la prima volta?

“In realtà no, tutto è iniziato due anni fa a Rovigo quando abbiamo presentato per la prima volta “Il Peso delle Parole” che, devo ammettere, ha avuto un modesto consenso da parte dei passanti. E sì, ho detto “abbiamo” perché in questo viaggio mi sta accompagnando anche Alessandro Cavestro. Lui è il direttore creativo di tutti i progetti che faccio, lavoriamo insieme ormai da 10 anni”.

Come avete gestito il clamore dopo la performance di Padova?

“Inizialmente non è stato facile, siamo stati sommersi da chiamate e interviste. Ti lascio immaginare. Dopo qualche ora, siamo stati contatti dalle principali redazioni giornalistiche e il giorno dopo eravamo tra le prime pagine di Repubblica, Skaytg24, Tgcom, Euronews, Mediaset, Rai”.

Com’è nata l’idea di dar vita a questo progetto?

“Diciamo che, oltre ad essere un musicista, mi occupo anche di arte contemporanea, quindi amo le performance che in qualche modo provano a raccontare o descrivere qualcosa. L’idea in principio era quella di mettere la gente di fronte alla realtà cruda, ovvero alla violenza delle loro stesse parole. Provare a far riflettere e magari capire che molte volte si parla a sproposito, senza conoscere e senza rendersi conto di ciò che si dice e degli effetti che producono le nostre parole in altri individui. Questa performance difatti all’inizio è stata fraintesa: questa in realtà è una performance sulle parole non sui migranti. Le persone che fanno commenti razzisti, sono le stesse che chiamano froci gli omosessuali, puttane le ragazze scollate”.

A tuo parere, alla base di questa cattiveria apparente si nasconde anche qualche istinto primordiale? Come l’istinto di sopravvivenza e paura?

“Secondo me sì, è dovuto ad un istinto primordiale come la paura o l’istinto di sopravvivenza ma, nel modo più dolce e educato del termine, anche all’ignoranza. Non conoscere provoca paura e odio”.

E come si possono controllare e arginare questo tipo di fenomeni?

“A salvarci, dal pensare e pronunciare parole cattive, è il viaggiare, il confronto, il ragionare, lo studiare. Credo siano queste le ricette, è un problema culturale. E non è una questione di torto o ragione, di superiorità o inferiorità, si tratta soltanto di trovare dei valori minimi e rispettarli; spero di non fare del moralismo spicciolo, ma credo che il primo sia appunto la vita e il rispetto del prossimo”.

A Roma, nei primi giorni di luglio, dei migranti hanno incendiato lenzuola e coperte per la scarsa qualità del cibo, poi si sono dati alla fuga. Chi è il vero colpevole?

“È un discorso molto complicato. Io mi occupo d’arte non di politica. Comunque, chi sbaglia paga, sempre”.

Come andrebbe gestito al meglio questo fenomeno? Senza che dei disperati si trovino a girovagare senza meta e guida per l’Italia? O prigionieri nei campi libici?

“Ribadisco, non sono un politico, mi occupo di arte contemporanea. Posso solo dirti che abitando a Bolzano ho vicino a me l’esempio concreto della Germania. Ha il più alto tasso di rifugiati d’Europa. Se tu vai in Germania hanno numerose attività, sono integrati. Guarda, per riportare un altro esempio, la nazionale di calcio. Se vai a Berlino respiri questo senso di integrazione. Cosa che manca qui in Italia”.

In molti ti conoscono anche come cantante e musicista. Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Sto lavorando ai prossimi progetti con Alessandro e, nel frattempo, sto registrando anche quei nuovi pezzi che comporranno il mio nuovo disco. Comunque terrò informati coloro che mi seguono nei miei canali social”.

Samuele Contiero

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