Rovigo: lettera al nonno, fascista, che salvò partigiani

“Ciao nonno Giovanni, oggi racconto di te, di altruismo, di coraggio e di amore per la tua terra”.

Fiorella Brunello, di Rovigo, ricorda il nonno e i suoi grandi gesti che, nonostante il suo orientamento politico, andavano oltre i colori. Il nonno salvò tutti, sia i partigiani dai nazisti, sia i fascisti dai partigiani.

Fiorella dice che verso la fine della Seconda guerra mondiale, suo padre era disperso in Russia, e suo nonno… Questo il racconto di Fiorella: “Oramai si era verso la fine della guerra. Mio papà era disperso in Russia. Mio nonno Giovanni che non era uno qualsiasi, ma il capo della Camera del Lavoro ad Arquà Polesine, fascista a tutti gli effetti, sapeva che presso la località denominata lago, dove adesso si trovano le casette della ditta Martarello, conosciuta in tutto il mondo per i fuochi d’artificio, erano nascosti i partigiani.

Persone che non erano in guerra ma nascoste lì, erano ragazzi della stessa età del mio papà, gente del paese. Mio nonno, dicevo, portava loro notizie delle famiglie. Ci fu una spiata: i tedeschi sarebbero andati a scovarli. Mio nonno non esitò un attimo e, la notte, andò al lago e li avvertì. Si salvarono tutti. I tedeschi andarono e non trovarono nessuno. Sospettarono di mio nonno e andarono a casa sua, lui rispose che era a letto con mia nonna e che lo avevano pure interrotto sul più bello!”.

A guerra finita, i fascisti furono tutti rinchiusi nel castello estense dai partigiani che li volevano uccidere. “Mio nonno uscì con la bandiera bianca in mano per parlamentare. Disse “Sono qua, uccidete me e salvate tutti gli altri. Io ho mio figlio disperso in Russia, non mi interessa vivere e non cambierò mai la mia idea. Morirò fascista”.

Poi si rivolse direttamente alle persone. I partigiani tutti ad occhi bassi a guardar per terra. Nessuno uccise nessuno. Quando mio nonno morì, nel 1964 la chiesa era gremita, gente anche fuori sul sacrato; io avevo nove anni e in chiesa, tra le lacrime udii la voce di don Mario Mora, il prete della comunità dire “Mai visti, tanti comunisti in chiesa”. Tornata a casa chiesi perché don Mario avesse pronunciato quella frase, mi raccontarono di mio nonno, di guerra, di coraggio”.

Giovanni Brunello aveva salvato tutti i giovani del paese per ben due volte: gli uni gli altri, e non importava il colore politico, rossi o neri che fossero, importava essere cresciuti nello stesso paese, avere patito le stesse rinunce. “Importava, aggiungo io, essere uomini.

Conobbi la sera, nel mio letto, mentre ricordavo le caramelle, i biscotti a forma di animaletto, le mance sulle quali potevo sempre contare, il corrergli incontro quando lo vedevo arrivare da lontano e le favole che ogni sera mi raccontava, e poi le barzellette e gli scherzi che organizzava, conobbi dicevo, le mie prime lacrime orgogliose. Grazie nonno”.

Marco Scarazzatti

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