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A Mira tasse ridotte nella lotta allo spreco alimentare

I “beni alimentari ceduti” saranno ricondotti al concetto di “eccedenza alimentare” e quindi rifiuto non avviato a smaltimento

Riduzioni Tari per chi è impegnato nella lotta allo spreco alimentare. E’ stata approvata all’unanimità in consiglio comunale l’introduzione di agevolazioni tariffarie in caso di donazione di prodotti alimentari.

Il percorso è stato avviato su impulso del tavolo di partenariato del Distretto del Commercio di Mira “Mira in Progress” che vede il Comune di Mira in prima linea tra i pochi comuni del Veneto (circa il 10%) all’avanguardia nella lotta allo spreco alimentare ad aver adottato gli strumenti di promozione economica e sociale indicati dalla Regione con Legge regionale 11 del 2011.

Per coerenza e sistematicità si ritiene che i “beni alimentari ceduti” debbano essere ricondotti, nonostante la norma non ne faccia espresso riferimento, al concetto di “eccedenza alimentare” e vengono specificatamente regolamentate le modalità di applicazione della scontistica (a consuntivo, con previsione di una percentuale massima di sconto e nei limiti del fondo destinato) legata al peso totale di prodotto donato e quindi non avviato a smaltimento, sulla scorta di idonea documentazione.

“Si tratta di un importante provvedimento di contrasto agli sprechi alimentari – spiega l’assessore al Commercio e alle attività produttive Vanna Baldan – e offre agli esercenti degli strumenti concreti dal punto di vista normativo per poter gestire le eccedenze alimentari. Si ricorda che nel territorio di Mira è presente e attivo l’Emporio Solidale “San Martino”, insediato nella frazione di Mira Porte (area del Distretto del Commercio), un esempio di vicinanza ai più deboli e possibile destinatario delle eccedenze alimentari per il quale alcune attività commerciali del territorio si sono già attivate”.

Il Politecnico di Milano ha calcolato in 5,6 tonnellate l’ammontare delle eccedenze alimentari annue in Italia, delle quali solo 480 mila riescono ad essere recuperate e utilizzate. Ogni italiano, infatti, spreca almeno un quintale di cibo all’anno, e solo l’8,6 per cento viene recuperato per l’alimentazione umana.

 

Alessandro Abbadi

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