Istrana: addio ai superambulatori medici aperti 12 ore al giorno

Si punta alla creazione di un micro-team di medici che seguiranno un numero maggiore di pazienti. Reperibilità per 10 ore al giorno

Nominati i coordinatori degli ambiti territoriali dei medici di famiglia. L’Usl della Marca ha appena ufficializzato l’elenco. Per la zona di Istrana l’incarico è stato affidato al dottor Angelo Olinto Pozzi, per quella di Paese e dintorni tocca al dottor Gianquinto Mardegan e per la zona di Zero Branco c’è Giuseppe Vianello, dottore con ambulatorio principale a Mogliano.

Toccherà a loro gestire lo sviluppo dei nuovi progetti riguardanti l’attività dei medici di famiglia.

Tra le novità più importanti c’è l’addio al sogno dei super-ambulatori aperti 12 ore al giorno. Non sono arrivati i risultati previsti. Si volta pagina. Ora si punta alla creazione di micro-team misti composti da quattro dottori.

Gruppi più piccoli, sì, ma con ogni singolo medico di base chiamato a seguire più pazienti in un colpo solo, passando da 1.500, al momento il massimo consentito, fino a 2mila. Ogni team dovrà avere un ambulatorio centrale di riferimento aperto 10 ore al giorno, con un dottore sempre pronto a rispondere alle emergenze e personale infermieristico pagato dall’Usl, per un bacino complessivo di 8mila cittadini. Più gli studi periferici, questi a carico degli stessi medici.

“Non siamo contrari a priori a questa riorganizzazione – mette in chiaro Bruno Di Daniel, segretario dello Snami di Treviso, il sindacato autonomo dei medici italiani – certe cose vanno bene. Altre no. L’aumento degli assistiti può essere un’ipotesi percorribile. Si tratta però di capire come verrà effettivamente regolata. Abbiamo già chiesto un tavolo di confronto con la Regione”. In ogni ambulatorio centrale dei micro-team dei medici di famiglia, inoltre, dovrebbe essere presente anche un dottore neospecializzato per formarsi sul campo. La grande novità rispetto ai super-ambulatori è che non rischierebbero più di sparire i piccoli studi delle frazioni.

“L’organizzazione in micro-team prevede che siano gli stessi medici a sostenerli”, chiarisce il sindacalista. Per lo Snami il vero spauracchio è l’arrivo anche sul territorio di dottori legati a delle cooperative pronti a operare come medici di famiglia privati.

“E’ un rischio che non vogliamo in alcun modo correre – conclude Di Daniel –-si perderebbe il senso della continuità che è il fulcro dell’assistenza garantita dai medici di famiglia. Ne va della salute dei pazienti”.

Mauro Favaro

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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