Morgano: un mercato veneto al 100% per promuovere il territorio

L’ideatore è Diego Bertoldo, storico del mercato di Morgano. “Nessun razzismo, anche i toscani vendono solo loro prodotti”

Mercati veneti al 100 per cento: formati solo dalle bancarelle di ambulanti veneti che vendono esclusivamente prodotti veneti. Senza banchi di altre regioni e, in particolare, senza stranieri. È questo l’obiettivo del Gruppo mercanti veneti – non poteva chiamarsi diversamente – lanciato da Diego Bertoldo, uno dei riferimenti del mercato settimanale che si tiene ogni mercoledì in via Chiesa a Morgano.

 

“I mercati tradizionali ormai sono pieni di extracomunitari. Chi entra trova cinesi e pakistani che spesso vendono cose vecchie e usate – spiega l’ambulante 55enne – abbiamo perso l’idea del mercato di una volta perché non siamo mai riusciti a unire le forze. Dobbiamo tornare alle origini. È per questo che abbiamo creato il gruppo dei mercanti veneti: non per escludere qualcuno, ma per difendere e salvare il nostro lavoro e i nostri prodotti”.

Bertoldo ha creato un proprio marchio: “Bottega veneta da Diego”. È stato uno dei primi a riuscire a vendere alimentari provenienti da produttori diversi. Oggi ne conta complessivamente 26: dai formaggi del Grappa fino ai vasetti di Nonno Andrea di Villorba, passando per i sughi di Ponte nelle Alpi, il miele di Loreggia e il riso di Verona. E adesso ha fatto un passo in più mettendo in piedi il Gruppo mercanti veneti.

“È un’associazione che ad oggi raggruppa una trentina di ambulanti, tutti rigorosamente veneti che vendono prodotti veneti – specifica – organizziamo mercati tutti nostri, inserendo ogni tipo di articolo: dalle cinture agli alimentari fino alla ferramenta e ai detersivi. Chi entra sa che troverà solo persone e cose del Veneto. Senza stranieri”. E non vuole sentir parlare di razzismo. “I toscani, ad esempio, vendono solo i loro prodotti. I campani fanno lo stesso. E così via. Giustamente nessuno dice loro che sono razzisti. Ci mancherebbe – conclude – allo stesso modo, noi crediamo nella nostra realtà, nelle nostre origini e nei nostri prodotti. Il razzismo qui non c’entra proprio nulla”.

Mauro Favaro

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