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Vino doc della Riviera, più qualità

Si punta a una produzione di 60 – 70 mila ettolitri

Meno produzione e più qualità. É questo che ci aspetta dal vino doc della Riviera del Brenta che sarà vendemmiato questo mese dopo un’estate calda con grandinate a macchia di leopardo e un maggio insolitamente freddo.

La vendemmia delle viti per fare il doc porterà ad una produzione complessiva di circa 60 – 70 mila ettolitri. Il riconoscimento del Doc Riviera del Brenta risale al 2004. Partito in sordina a metà degli anni 2000 comunque si sta diffondendo sia come vino nei ristoranti della zona, che nelle diverse enoteche e wine bar per caratteristiche legate all’ alta qualità. A spiergarlo è Fabio Livieri ex sindaco di Campagna Lupia e segretario di Coldiretti Riviera del Brenta.

“A causa delle grandinate e del gran caldo frammisto a precipitazioni non certo abbondanti – dice – si stima che quest’anno la produzione di Doc della Riviera del Brenta sarà inferiore del 10 % (cioè 6 – 7 mila ettolitri in meno), ma si punta su una qualità migliore delle varietà che verranno messe sul mercato”.

La base varietale per i vini della Doc Riviera del Brenta è costituita dai vitigni Merlot e Cabernet Sauvignon, in minima parte Raboso e Refosco. La viticoltura è quindi impostata su vitigni a bacca nera di pregio che ben si adattano ai terreni propri del comprensorio. Il resto della produzione è orientata verso invece verso i vitigni bianchi quali Pinot bianco, Verduzzo, Chardonnay, Tocai Friulano e Pinot grigio, che danno vini freschi e profumati.

“Questi vini si caratterizzano per la complessità dei profumi fruttati e delicati. A produrre il doc della Riviera sono le cantine di Premaore di Camponogara, Sambruson di Dolo, Noale e Camposampiero nel padovano. Fra i doc prodotti e messi in vendita ci sono Pinot, Raboso, Rosato e Spumante, Cabernet Novello e Merlot.

La zona di produzione del Doc Riviera del Brenta si trova sia lungo l’asta del Naviglio ma soprattutto nell’area sud della Riviera e cioè nei territori dei Comuni di Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo. Non manca poi l’area del miranese a completare la produzione. La vite era coltivata qui sin dall’epoca preistorica, ma la organizzazione agricola dell’area si deve far risalire ai romani.

Alessandro Abbadir

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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