Il viaggio come esperienza di immersione totale

C’è un neologismo che è entrato a far parte della nostra quotidianità, abbinato in modo particolare a tutte quelle attività che mettono al centro l’emozione e la sperimentazione su di sé di un percorso. Il turismo esperienziale può essere definito una forma mentis del viaggio, che prevede come le persone facciano focus sull’immersione completa nell’essenza stessa del Paese che stanno visitando.

Un intreccio con i personaggi della sua storia, la cultura e la popolazione che è ben lontano dal turismo di massa oppure ‘mordi e fuggi’ perché qui l’esperienza è molto più intima: ci sono relazioni, contatti umani e riflessioni. Più il luogo che si sceglie di visitare sarà considerato di nicchia e sui generis, maggiore sarà di conseguenza anche la possibilità di viverlo con un grado di autonomia e indipendenza importante. Pensiamo a quei luoghi dove il tempo si è fermato – come nella gola di Petra in Giordania, resa celebre dal film ‘Indiana Jones e l’ultima crociata’ – oppure a ritagli di mondo dove la tecnologia non sia ancora arrivata con i suoi tag e le foto a pioggia grazie ai quali tutti sanno tutto di tutti, le videoricette, i casino online ma anche i tweet o ancora le piattaforme per condividere video musicali. Non bisogna andare troppo lontano, sarà sufficiente un tour nelle isole più remote dell’arcipelago greco dove è ancora alto il senso di comunità spesso nel nome della musica tradizionale. O magari un viaggio-avventura tra le bellezze remote del Kashmir oppure alla scoperta della regione dei grandi laghi canadesi.

La chiave del successo di un trend ‘lento’

E’ possibile affermare, viste le tendenze che si registrano, che questo tipo di turismo rappresenti il format del futuro: anche il mercato si sta adeguando, ‘disegnando’ dei tour sempre meno scontati dove l’aspetto emozionale non è più un orpello extra. Oltre alle escursioni ‘must see’ insomma esiste e si sviluppa un pianeta di alternative, come quelle che prevedono la possibilità di cenare in un’abitazione del posto con gli abitanti che raccontano sé stessi e il luogo che vivono. Sono escursioni autentiche, percorsi di viaggio insoliti che spingono il visitatore ad elaborare la sua esperienza alla luce delle nuove visioni che ha acquisito.

Anche la mobilità dolce è perfetta per interpretare il diktat del turismo esperienziale, accade infatti che sempre più strutture di accoglienza – alberghi ma anche b&b – offrano ai propri clienti la possibilità di scoprire il territorio in sella a una delicata due ruote. Un turismo ‘slow’, che deve essere abbinato a una rete strutturata di percorsi con diversi livelli di intensità e difficoltà in modo da intercettare il gusto e le capacità di un pubblico trasversale. Anche se non mancano gli esploratori. E poi enogastronomia, benessere e chicche nascoste da far scoprire solo a chi è davvero curioso (astenersi perditempo e turisti mordi-e-fuggi) sono davvero la chiave del successo di questo nuovo trend di viaggio che è sensoriale ed emozionale. Non sono parole in libertà ma concetti reali, che si incrociano in un diario tutto da sfogliare. Un’esperienza che permette di tornare a casa diversi, più ricchi e aperti al mondo. Già pronti per ripartire.

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