Home Veneziano Miranese Sud L’importante è che siamo amici, ma non in consiglio a Spinea

L’importante è che siamo amici, ma non in consiglio a Spinea

Continua a far discutere la vicenda dello spostamento del volume “L’importante è che siamo amici” dalla sezione per bambini della biblioteca comunale di Spinea nell’area dedicata agli adulti.

La decisione è stata presa dalla maggioranza in consiglio comunale con la votazione della mozione del consigliere leghista Marco Boldini che, per la verità, aveva chiesto inizialmente fosse proprio rimosso dalla biblioteca perché si tratta di un cosiddetto “libro gender” che, secondo il consigliere “favorirebbe la normalizzazione del cambio di genere in tenera età”.

Ad accendere la miccia della polemica sono state le opposizione, prontamente uscite dall’aula per protestare la votazione. Presente anche la cittadinanza che durante il consiglio hanno portato dei peluche gridando alla vergogna. Insomma, un consiglio comunale infuocato.

Dalle file della minoranza si sono subito esposti Emanuele Ditadi, Giovanni Litt, Paolo Barbiero, Davide Rossato, Massimo De Pieri e Gianpier Chinellato attraverso un comunicato stampa diffuso ieri, a nome anche di tutti i gruppi di opposizione: “Non sono bastati gli appelli motivati e puntuali del Movimento Cooperazione Educativa, Comitato censure dell’Associazione Italiana Bibliotecari, Famiglie Arcobaleno Veneto, la CGIL Metropolitana e lo SPI CGIL Metropolitano, AGEDO Veneto, consiglieri regionali, tutta la società civile e democratica di Spinea e non che hanno partecipato al Consiglio Comunale, zittiti spesso e volentieri dalla Presidenza (la quale, pur nel rispetto del regolamento, avrebbe potuto essere più elastico e concedere più di 25 minuti per la discussione, considerato il numeroso pubblico interessato e il tema al centro dell’attenzione della Città) , che hanno contribuito a dare visibilità a questo fatto e la sua insensatezza sul tema, e a dimostrare il grande senso di civiltà che la città di Spinea ha dimostrato da sempre di avere”.

Il libro della discordia è un testo per bambini dove il protagonista è un orso con un segreto che ha paura di rivelare al suo migliore amico: vorrebbe diventare l’orsetta Tilly, con la stessa capacità di amare, giocare e con tanta gioia in più se finalmente potesse essere sé stessa.

Se da una parte la maggioranza “insorge con fermezza di fronte a qualsivoglia tentativo di installare, a tutti i costi, nelle coscienze dei bambini idee e concetti che vogliono alterare la serena visione dell’esistenza secondo natura” come hanno dichiarato, l’opposizione invece ha parlato di censura e ritorno al Medioevo: “Sotto un’amministrazione che a parole dichiara di agire solo in base alle priorità per la città – salvo non aver ancora visto alcun atto concreto -, la prima mozione che in 6 mesi di governo portano in Consiglio Comunalesi occupa di scegliere, al posto dei genitori educatori, cosa o meno i propri figli possono leggere e come questi devono farlo” scrivono nella nota congiunta.

“L’assessore alla Cultura, tra l’altro, dimostra una scarsa conoscenza anche del funzionamento della Biblioteca, una tra le migliori della Regione, che fa parte di realtà più ampie come il BiMetroVe e il BinP. Essenzialmente, questo libro, come gli altri della Biblioteca, segue gli stessi principi di catalogazione in tutte le biblioteche del Veneto che l’hanno, proprio per facilitare questa rete e l’omogeneità ed è quindi sempre catalogato trai “primi racconti”, come suggerito anche dall’editore. Dimostra scarsa conoscenza della Biblioteca anche perché non si è mai visto un bambino di 6 anni andare da solo in Biblioteca, scegliere che libro prendere in prestito, leggerlo: i bambini che lo leggono sono accompagnati da un adulto che ha il primo ruolo di educatore, che lo accompagna, che firma per loro la tessera, che hanno dunque una volontà precisa nel far conoscere ai propri figli questa realtà: cambia qualcosa spostarlo di qualche metro nella sezione adulti? Difendere questo volume, il libero accesso alla sua consultazione garantisce il diritto all’informazione e all’istruzione, la comprensione e la legittimità di famiglie, che esistono,che si trovano a contatto diretto con questa realtà (e non problematica come la definisce il Sindaco), perché è solo la conoscenza del tema a garantire la sicurezza verso una dichiarata discriminazione ignorante e reazionaria che si sta sempre più pericolosamente diffondendo nel nostro Paese e di cui questa mozione è frutto” ha concluso unanime l’opposizione.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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