Maya e Rum, gli spiriti del Guatemala

Il paese è il cuore pulsante del Centro America e quest’anno con la fiera CATM è stato vetrina del turismo nell’area. Il parco archeologico
di Tikal immerso nella foresta svela – nel mistero delle sue piramidi – l’anima segreta di un popolo millenario

E’ la patria del Rum il Guatemala. Rum che da quelle parti chiamano Ron: distillazio- ne sublime della canna da zucchero, invecchiamento “sopra le nuvole” e spirito raffinato. Vai a Quetzaltenango, a Casa Botran, e nel museo della famiglia Botran, produttore simbolo di un determinato modo di fare Rum (con oltre 80 anni di storia alle spalle) e cogli un segreto in più dell’orgoglio nazionale guatemalteco. Il Rum, appunto. Rum qui ottenuto dalla distillazione del succo di varietà pregiate di canna da zucchero, non dalla melassa. E poi affinato su legni “tostati” ad arte, secondo regole antiche e sapienti. Il Rum è uno dei simboli di questo paese, che è il cuore pulsante del Centro America e della civiltà Maya. Paese che ha sempre difeso con tenacia le proprie tradizioni, la propria identità e la propria libertà. E’ successo dal XVI al XVIII secolo quando gli Spagnoli arrivarono come colonizzatori, attratti dalle sue mirabili ricchezze naturali, sia quando – in tempi più recenti – furono gli Stati Uniti d’America a cercare di mettere pesantemente sotto il proprio tallone l’economia (prevalentemente agricola) del Guatemala, condizionando attraverso le proprie avide compagnie commerciali – con le buone o (molto più spesso) con le cattive – le sorti del paese.

Orgoglio, appunto. Oggi il Guatemala si mostra con orgoglio, perché oggi è un paese che fa da formidabile vetrina internazionale a quanto di bello c’è in tutta l’area centroamericana. Città del Guatemala quest’anno a giugno ha ospitato il “Centro America Travel Market”, fiera e workshop del turismo centroamericano, occasione straordinaria per far conoscere i valori di questo paese. A cominciare dalle testimonianze della civiltà Maya, così lontana nel tempo eppure ancora così presente nello spirito fiero della gente. Tikal con i suoi templi è la celebrazione della grandezza di quel popolo antenato e dei suoi valori ancestrali. E’ immersa nella foresta Tikal, bisogna conquistarsela salendo sulla montagna e poi fin sulla sommità del tempio del Giaguaro, il più alto di tutti con i suoi 74 metri di pietre posate in un equilibrio perfetto. Lì, nel silenzio, sembra di vederli ancora all’opera i sacerdoti del fuoco intenti nei loro riti misteriosi.

Ma per cogliere in una cornice ancora più profonda e suggestiva il genio di quel popolo basta allungarsi fino a Yaxha, l’ultimo dei siti archeologici scoperti in Guatemala, dove tutto è ancora “vergine”. Come se le rovine in realtà fossero una città abbandonata all’improvviso ieri. Dove ogni cosa è ancora al suo posto, all’ombra delle grandi piramidi Maya. Quando si scende nella graziosa Flores, crocevia turistico del Petén che si rispecchia nel suo lago, sembra di uscire dalla scena di un film. Ma non è avventura o fantasy, è realtà. Realtà in parte ancora avvolta nel mistero. Paese di grandi vulcani il Guatemala, vulcani dall’umore instabile. Incombenti anche sulle città, come ad Antigua dove i pennacchi di fumo del vulcano Fuego promettono sempre… fuoco. Quello che lo scorso anno ha prodotto un’ esplosione di cenere simile a quella del Vesuvio a Pompei nell’anno 79 d.C. e che – proprio come a Pompei – ha sepolto interi villaggi facendo migliaia di vittime. Ad Antigua lo temono quel gigante dalla forma di cono nero che ormai fa parte del paesaggio della città, che ne rafforza l’icona. Antigua, la coloniale, città spagnola dove tutto ricorda “el Siglo de Oro”, i Gesuiti e gli altri ordini monastici mandati dalla corona di Spagna per “ammansire” lo spirito ribelle del popolo guatemalteco, è in fondo anche il simbolo del sincretismo religioso e culturale prodotto da questa sovrapposizione di valori, di stili e di riti. Sincretismo che è il vero fascino di questa anima profonda del Guatemala. Il Lago Atitlan ha acque color smeraldo e tante montagne a fargli da corona. I Maya lo consideravano l’ombelico del mondo e gli hippy lo scelsero negli anni ’60 come luogo di pace per vivere in comunità, lontano dalle sirene del mondo contemporaneo. Nei villaggi intorno al lago sorgono ancora oggi dei laboratori – in particolare tessili – gestiti da cooperative, che sono figlie di quella cultura di solidarietà. Chichicastenango è il mercato più famoso e colorito del Guatemala. Le popolazioni locali lo hanno scelto come piazza di scambio per un’infinita tipologia di merci e per raggiungerlo in molti casi affrontano lunghi percorsi a piedi. Immergersi in questo cosmo non è folclore, non è “fare shopping”, ma è immergersi nell’anima vera del popolo guatemalteco. Guatemala che due anni è stato privato del servizio postale (un primato singolare anche se non certo invidiabile!) ma che ciò nonostante lancia al mondo il suo messaggio di amicizia e di pace, con tanta voglia di farsi conoscere. Anche attraverso i sapori della sua cucina, tuttora così intrisa delle tradizioni Maya (carne cotta in più modi, pollo, fagioli e mais gli ingredienti principali), e soprattutto attraverso lo spirito raffinato e soave del suo Rum. Il migliore del mondo, assicurano i guatemaltechi. Di sicuro il più originale. Provare per credere.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento