Regionali 2020, la corsa è partita

Dopo il voto umbro, i 5 stelle chiudono ad eventuali alleanze. Il Pd guarda ai movimenti civici per l’alternativa, Lega e Fratelli d’Italia si godono il successo e pregustano l’ennesima vittoria

Il risultato dell’Umbria, con l’alleanza Pd-5 stelle travolta dal centrodestra, ha immediatamente provocato i suoi effetti. E qualche riflesso si riverbera anche sul Veneto, dove pure le condizioni di partenza e le prospettive sono ben diverse. Ma se qualcuno poteva ipotizzare un’alleanza “giallorossa” anche per tentare di strappare Palazzo Balbi al governatore Zaia, pare non ci sarà bisogno nemmeno di attendere gli esiti delle prossime regionali in Emilia-Romagna e Calabria. A caldo, infatti, la chiusura dei 5 stelle è netta, affidata a un comunicato lapidario: «Rispetto alla questione politica e alle prospettive in Veneto, ribadiamo quanto già emerso nel corso dell’assemblea regionale tenutasi a Mestre sabato scorso: in vista del prossimo voto regionale, non è in campo alcuna ipotesi di alleanze elettorali con alcun partito. È invece già da tempo avviato un dialogo costruttivo con gruppi, liste civiche, movimenti sul territorio le cui istanze convergano sui principi e programmi del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un confronto sui temi e non su liste o poltrone».

Non che, per la verità, dal Partito democratico fossero arrivate aperture chiare, nel percorso iniziato verso le regionali. Piuttosto, afferma il segretario regionale Alessandro Bisato, «il Partito democratico sarà il perno della coalizione» e intende avviare una collaborazione con tutti i movimenti civici e politici che abbiano a cuore un Veneto solidale, più forte, concreto, orgoglioso, meno “chiacchierone” e che sappia trattenere e dare prospettiva ai giovani che fuggono all’estero e in altre regioni italiane. Nelle prossime settimane incontreremo e ci confronteremo apertamente con tutti i soggetti che condividono agenda politica e priorità».

Poi una stoccata a Renzi e a chi ha deciso di seguirlo: le divisioni «non aiutano a costruire un fronte unitario alternativo. Defezioni, distinguo e divisioni, alcune delle quali evidentemente sorte più per tattica elettorale che per sensibilità politica, fanno il gioco di Zaia che, a dispetto degli sforzi, proprio negli ultimi giorni sta dimostrando di non essere poi così diverso da Salvini».

Umori ben diversi nella Lega, naturalmente, che anche in Umbria ha sfiorato il 37%, molto più di Pd e 5 stelle insieme. Un risultato frutto, secondo il capogruppo in Consiglio regionale Nicola Finco, del “buongoverno” e della concretezza: “I cittadini hanno capito che la Lega è il partito della buona amministrazione, e non degli estremisti come la propaganda di sinistra si sforza di dipingerlo, ormai inutilmente”. E questa, con ogni probabilità, sarà anche la chiave di una campagna elettorale che si annuncia tutta in discesa vista anche l’incapacità del centrosinistra in questi cinque anni di costruire un’alternativa visibile.

Ma a brindare all’indomani del primo appuntamento elettorale nelle regioni è soprattutto Fratelli d’Italia, che anche in Veneto lo scorso anno si era messa in mostra con una ambiziosa “campagna acquisti” in particolare tra le fila di Forza Italia, sempre più partner debole della coalizione. “Il voto umbro dà respiro e suffraga un quadro politico da noi annunciato da mesi”, commenta in una nota il consigliere regionale Sergio Berlato, sicuro che il suo partito “Confermerà e supererà questo risultato anche alle regionali del Veneto vincendo la scommessa fatta con il nostro presidente Giorgia Meloni”. E se così fosse, Berlato la prossima volta potrebbe non essere più l’unico esponente della vecchia-nuova destra a palazzo Ferro Fini.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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