La politica in coro: il Mose va finito. Ma basterà?

Dopo il disastro si riunisce il Comitatone. Il premier Conte garantisce i fondi per il completamento, ma è lunga la lista dei problemi che rimangono aperti

Un giorno separerà la laguna dal mare, per ora il Mose un mezzo miracolo lo ha già fatto: quello di unire maggioranza e opposizione, anzi maggioranze e opposizioni, quelle di oggi e quelle di ieri. Varato definitivamente dal governo Prodi, sostenuto a spada tratta da Berlusconi e Galan, agli atti si ricorda solo l’opposizione di Massimo Cacciari quando era sindaco di Venezia. E all’indomani del disastro che ha colpito la città, il coro è pressoché unanime: il Mose va completato, nella speranza che un cantiere avviato nell’ormai lontano 2003 riesca davvero a salvare la città più bella del mondo da fenomeni meteorologici sempre più intensi. Il conto della spesa è stato fatto nell’ultimo Comitatone, riunitosi a fine novembre per fronteggiare l’emergenza.

Due ore e mezza di confronto a cui hanno preso parte Zaia, i ministri Paola De Micheli, Dario Franceschini e Sergio Costa, diversi sottosegretari, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e altri sindaci del territorio coinvolto. A presiederlo c’era il premier Conte, che ha annunciato una seconda riunione già prima di Natale in cui si parlerà anche delle grandi navi e ha intanto garantito la disponibilità dei 325 milioni di euro che servono a completare l’opera entro fine 2021. In laguna arriveranno anche 100 milioni per la Legge speciale e 120 per il marginamento di Porto Marghera, fondamentale per evitare che finiscano in acqua altri inquinanti.

Aggiungiamoci i 20 milioni stanziati per fronteggiare l’emergenza e il conto è fatto: robusto, ma ben lontano dai 3 miliardi di euro che Regione e Comune hanno chiesto al governo per un intervento complessivo nell’arco dei prossimi dieci anni. Le cose, alla fine, si tengono tutte insieme, anche perché il Mose avrà comunque bisogno di una costante manutenzione e ha un costo di gestione non inferiore agli 80 milioni annui. Ma la politica, come detto, almeno sull’opportunità di completare l’opera marcia compatta.

«Su Venezia siamo soddisfatti di aver ripreso in mano le fila di questo dossier – ha sottolineato Giuseppe Conte – e di avere favorito un confronto con tutte le autorità. Certo siamo di fronte a problemi vecchi di anni, ma non per questo non vogliamo assumerci tutte le nostre responsabilità. C’è il Mose, ma c’è anche la necessità di rivedere la legge speciale su Venezia».

E c’è, verrebbe da aggiungere, un dato di fatto che resta di fronte agli occhi di tutti: anche quando sarà pronto, il Mose entrerà in funzione con acqua alta superiore ai 110 centimetri, il che vuol dire che vaste zone di Venezia resteranno a rischio allagamento con maree più ridotte, a partire da Piazza San Marco. Ecco perché il Comune è tornato a chiedere fondi per la manutenzione ordinaria, compresi i progetti di innalzamento delle rive, senza ottenere però risposta positiva dal governo.

Chissà che un aiuto non possa venire dall’Europa, visto che proprio all’indomani del Comitatone Ursula von der Leyen è stata finalmente eletta presidente della Commissione e nel suo primo discorso ha ribadito che la “sua” Europa dovrà guardare al clima come priorità: “Siamo di fronte a un problema esistenziale per l’Europa. E come potrebbe non esserlo, quando vediamo Venezia sott’acqua e le foreste del Portogallo andare a fuoco?”. Rimane da vedere se alle parole seguiranno i fatti. Cioè i soldi.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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