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Dolo: una tesi sulle osterie, all’Università degli Studi di Padova

Si è laureato in Scienze Sociologiche Roberto Minchio storico gestore dell’Osteria da Caronte che racconta la sua esperienza

Una laurea con una tesi su…l’osteria. Il dolese Roberto Minchio, 58 anni, gestore dell’Osteria da Caronte i si è laureato in Scienze Sociologiche all’Università di Padova discutendo proprio su una tesi dal tema molto particolare. “Osterie: tempo perso o vero tempo?” che ha avuto come relatore il professore Salvatore La Mendola. Una tesi singolare, preceduta dalla foto della targa esposta all’interno dell’osteria che recita “Ndare con l’omo. Oltre l’omo. Pì n là del tempo. Col Doeore che solca ea vita, ea speransa mai tradita. Do oci nea memori. Così scrivere ea storia. Caronte”.

Nella tesi si parte da una frase dell’Arcivescovo Tonino Orsini ‘Le osterie sono un bene universale’ e al neo dottore chiediamo di spiegarci la sua scelta “Iscrivermi all’Univeristà era un mio vecchio desiderio. Sono un oste e cosa potevo fare? Già di per sé faccio il sociologo e, perciò, ho pensato di migliorare accademicamente il mio lavoro”. Roberto Minchio ha due figli laureati, Michele in fisica e Giacomo in infermieristica.

“Una sera a cena – ci spiega – ho fatto la battuta: ora tocca a me! E mia moglie mi ha detto: prova! Non me lo sono fatto ripetere”. Che esperienza è stata? Molto impegnativa, specialmente i primi due anni. Togliere la ruggine dei 35 anni senza studiare non è stato facile. Poi dovevo immergermi in materie avulse dal mio curriculum delle superiori, ho il diploma di perito elettrotecnico. Studiare Antropologia, Sociologia, Logica sociologica, Statistica, Sociologia dell’innovazione, della Religione, dell’islam, era un mondo molto interessante e curioso da approfondire ma diverso dal mio bagaglio personale. Ho imparato tantissime cose nuove e stimolanti.

“Perché una tesi sulle osterie?“ Come spiego nell’introduzione, è stato un riconoscimento a una attività che mi ha permesso di studiare. Come si evince dal titolo, mi incuriosiva capire la funzione del tempo che ci viene dato a disposizione nel nostro vivere. E quale tempo è migliore. Se non quello impiegato per il lavoro o quello per le relazioni con gli altri. Grazie agli studi svolti e a quindici interviste effettuate a professionisti del settore, osti e non, sono giunto alla conclusione che non c’è un tempo “meglio speso” se non quello che ci permettere di crescere assieme agli altri. Condividere la vicinanza del nostro quotidiano. E coltivare i rapporti con chi ci è prossimo”.

Cosa resta? Un’ esperienza che consiglio a tutti coloro che nutrono questo desiderio e che magari si trattengono per il timore di essere rari. Su 430 iscritti, eravamo 28 studenti “anta”. Chi in pensione e chi, come me, studente lavoratore, anche uno splendido 81enne giunto alla terza laurea.” Ed ora? “Ora mi riposo un po’ e poi…se mi chiama un’azienda che ha bisogno di uno sociologo maturo potrei rispondere”.

Lino Perini

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