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Santa Caterina a Chioggia, 600 anni di storia

“Chiesa e comunità monastica di Santa Caterina a Chioggia” è il volume che racconta le vicende che hanno accompagnato il monastero a partire dalla conclusione della Guerra di Chioggia nel 1390

Santa Caterina nel cuore di Chioggia. 600 anni di storia accompagnano questo complesso monastico partendo dalla conclusione della Guerra di Chioggia intorno al 1390. Un agile volume pubblicato nel mese di novembre 2019 – “Chiesa e comunità monastica di Santa Caterina in Chioggia”, editrice Nuova Scintilla – ci permette di ricostruire le vicende che hanno accompagnato il monastero di S. Caterina d’Alessandria grazie agli interventi di Sergio Perini, Sergio Ravagnan, Alberto Naccari e mons. Giuliano Marangon, direttore del Polo Museale Diocesano.

Già all’inizio del Quattrocento il convento delle monache cistercensi si rivelò insufficiente per ospitare tutte le monache dedite alla preghiera e ad altre attività legate alla vita del convento (sagrestane, portinaie, refettoriere, infermiere, farmaciste, maestre di novizie, ma anche ortolane, sarte, ricamatrici…). Notevoli interventi e ristrutturazioni furono attuati nel corso del Seicento che interessarono sia la chiesa (campanile e portale progettati da Baldassarre Longhena, il coro pensile dietro l’abside, la facciata) e successivamente all’inizio del Settecento la collocazione dell’elegante pozzo marmoreo nel cortile interno, il selciato del sagrato, gli scranni in noce intarsiato.

Gli istituti monastici subirono però l’ondata di soppressioni nell’Ottocento in seguito alle vicende napoleoniche e solo dopo il 1850 con l’arrivo delle Figlie della Carità (Canossiane) – rimaste a Chioggia fino al 2006 – il complesso di S. Caterina fu successivamente popolato da generazioni di alunni che frequentavano l’asilo e la scuola primaria, ma anche dalle giovani apprendiste della scuola di ricamo e cucito.Davvero notevole anche il patrimonio artistico ben valorizzato dai restauri conclusi nel 2015.

Nella chiesa che presenta l’impronta dello stile barocco fiorito di inizio Settecento possiamo così ammirare l’imponente altare maggiore con la pala dedicata a Santa Caterina la cui ruota, simbolo del martirio subito, compare in varie parti dell’edificio, l’altare della Madonna della Salute che ricorda la liberazione dalla peste del 1631, gli altri altari di San Giovanni Battista, San Lorenzo e San Vincenzo de Paoli con le pale di Alvise Benfatto, Andrea Vicentino, Giuseppe Maria Vianelli e le statue di S. Scolastica, S. Maria Maddalena, S. Benedetto, S. Lorenzo e S. Gaetano, la sagrestia con il mobilio anch’esso settecentesco. Il trecentesco Crocefisso bizantino, collocato nel refettorio delle monache, è ora conservato nel Museo Diocesano. Nella chiesa, in sagrestia e nel vano vicino al coro pensile vi è anche un’esposizione permanente di oggettistica di vario tipo, reliquie e vasi sacri, merletti, ceramiche e il pastorale dell’abbadessa. Eugenio Ferrarese

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