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Caccia ai cinghiali, catturati quasi 1.700 capi nel 2019

Nei prossmi mesi saranno disponibili le celle frigo permanenti per rendere più veloci e pratiche le operazioni eseguite dai selecontrollori attivi sui Colli

Cinghiali Paco Colli
La presenza dei cinghiali sui Colli Euganei è via via cresciuta, provocando danni all’agricoltura e pericolo lungo le strade

La “caccia” ai cinghiali regala con il 2019 un nuovo record. Sono 1.679 i capi catturati ed uccisi nell’anno scorso dal Parco Colli: è il numero più alto dal 2008, anno in cui è ufficialmente cominciata la caccia agli ungulati nel territorio protetto. E il 2020 promette di infrangere il record, anche grazie all’utilizzo di celle frigo permanenti che garantiranno operazioni più veloci e pratiche ai selecontrollori.

Il record del 2019 è stato raggiunto grazie ai 125 abbattimenti compiuti a dicembre. Il numero porta a 11.255 i cinghiali che, in undici anni, sono stati eradicati dagli Euganei. Il 2018 si era chiuso con 1.133 abbattimenti, secondo anno più prolifico di sempre, dietro solamente al boom di catture dell’anno prima, quando gli ungulati catturati furono 1.560. Nel 2016 erano stati 1.124, nel 2015 solo 315, l’anno prima 899, quindi 670 (2013), 816 (2012), 856 (2011), 726 (2012), 752 (2009) e 726 nel 2008. Istituzioni e associazioni di categoria, anche di fronte a questi numeri, non cantano però vittoria: simili cifre garantiscono il contenimento del problema, non certamente l’eliminazione totale.

Il presidente del Parco Colli, Massimo Campagnolo, soddisfatto del lavoro dell’ente, annuncia quella che sarà la vera novità per il 2020 nell’ambito del piano di contenimento dei cinghiali: celle frigo permanenti in cui eviscerare e stipare gli animali abbattuti. “Nei primi anni era necessario attendere in loco il veterinario o l’incaricato Usl ad ogni abbattimento” ricorda Campagnolo “Poi il Parco si è dotato di camioncini con celle frigo, per spostarsi in tempo reale sul luogo degli abbattimenti”.

La nuova soluzione è ancora più vantaggiosa: “Realizzeremo quattro celle frigo permanenti in cui i selecontrollori potranno eviscerare direttamente l’animale, in una situazione di pulizia e igiene per la carne e per sé stessi. I capi abbattuti rimarranno poi nell’ambiente refrigerato fino all’arrivo delle autorità sanitarie, del macellaio o degli operatori del Parco”.

La prima cella frigo sarà realizzata a Valsanzibio di Galzignano Terme, quindi altre tre troveranno spazio in via del Commercio a Bastia di Rovolon (una cella refrigerata di nove metri quadri per la conservazione delle carni, un deposito attrezzi di cinque metri e mezzo con servizi igienici, un’area di eviscerazione ampia quindici metri quadrati sotto portico), a Baone e o a Cinto Euganeo o a Vo’.

Nicola Cesaro

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