Home Politica Donazzan: “Pronta al confronto elettorale per il futuro del Veneto”

Donazzan: “Pronta al confronto elettorale per il futuro del Veneto”

L’intervista all’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Elena Donazzan

Elena Donazzan
Elena Donazzan

Elena Donazzan da 15 anni siede tra i banchi della giunta regionale veneta. Nominata per la prima volta nel 2005 dal Presidente Galan con i referati di Istruzione, Formazione, Lavoro, Tutela del Consumatore, Sicurezza alimentare, Servizi veterinari, Caccia e Protezione civile, è stata poi confermata da Luca Zaia nel 2010, con i referati di Istruzione, Formazione, Lavoro e dal 2014 anche Trasporti. Poi, con la seconda amministrazione Zaia, è stata messa a capo di Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari Opportunità. Politicamente ha un passato in An, poi abbandonata a favore di Forza Italia per approdare, a giugno 2019, in Fratelli d’Italia.

Assessore, si ricandiderà alle regionali del 2020?

“Certo! Penso che sia un momento importante di restituzione e valutazione, che non dovrebbe impensierire nessuno. Lo dico in termini un po’ polemici con il governo nazionale, che invece teme le elezioni e resta attaccato alla sua sedia, quando invece è del tutto naturale andare a farsi valutare”.

La cosa più importante che ha fatto per la Regione in questi anni da assessore?

“La gestione delle politiche del lavoro. Noi abbiamo seguito solo nell’ultimo anno oltre 200 tavoli di crisi, quasi uno al giorno. Abbiamo avuto a che fare con la formazione di aziende, la chiusura di altre, con multinazionali arrivate con diverse finalità: chi per investire, chi per speculare, chi per sottrarre fette di mercato. La costante è stata un grandissimo impegno e un ottimo risultato e non è un dato soggettivo. Lo dico perché non abbiamo mai avuto un conflitto sociale: già nel 2009-2010 ho creato un’unità di crisi perché mi ero resa conto della complessità di certe situazioni che avrebbero potuto degenerare, come succede in tante altre realtà nazionali, con strade bloccate, esasperazione, interventi della polizia. Se in Veneto ciò non è accaduto è grazie a questo lavoro, riconosciuto anche dal ministero dello Sviluppo economico, dal mondo dell’impresa a e del sindacato, che ci hanno sempre ritenuto un interlocutore affidabile per trattare le crisi più complesse”.

E’ più difficile gestire la crisi di una grande azienda o di aziende minori ma con imprenditori davvero in difficoltà?

“Ho imparato in questi anni che ogni crisi ha una storia. C’è una cosa che le rende particolarmente complesse, piccole o grandi che siano, e cioè quando il management o la proprietà non sono italiani. Infatti, se sono locali e inseriti nel territorio l’interlocuzione è più facile e c’è la voglia di risolvere la situazione positivamente. Se invece si tratta di un fondo speculativo estero, delle relazioni sociali sul territorio e della reputazione non si preoccupa minimamente e non farà l’impossibile per salvare l’azienda. Perciò più che la dimensione a fare la differenza è il soggetto. In un mondo globalizzato, è strategico proteggere le nostre imprese capaci e competitive, ma è necessario metterle in sicurezza facendo in mondo che la concorrenza sia leale”.

Per quanto riguarda l’istruzione?

“Una mia grande vittoria è stata l’introduzione degli Its (percorsi di specializzazione tecnica post diploma, ndr): ho lavorato affinché la formazione professionale e l’istruzione tecnica godessero della medesima reputazione dei licei. È stato un fattore culturale molto difficile da combattere ma ci siamo riusciti. Il Veneto è la regione dove maggiore è il legame con il mondo del lavoro, perciò abbiamo siglato un protocollo con tutto il sindacato e le rappresentanze del mondo del lavoro difendendo l’alternanza scuola-lavoro, proprio quando il governo Conte 1 l’aveva dimezzata”.

Nel caso venisse rieletta, quale sarebbe la sua priorità?

“Sicuramente rendere compatibile nel sistema Its il mondo dell’università. Quindi, nella programmazione delle politiche per la formazione al lavoro bisognerà ragionare per filiere produttive e distretti. Accorciare le filiere ci renderà sempre più competitivi”.

Giorgia Gay

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