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Este, fratta Gorzone tra i più inquinati

Lo conferma il rapporto delle acque superficiali del Veneto stilato dall’Arpav. Nella Bassa lo stato delle acque del fiume è “scarso”. Superata la soglia di Pfos in tutti i corpi idrici monitorati nel bacino

Il Fratta Gorzone si conferma uno dei corsi d’acqua maggiormente inquinati della regione. Lo attesta il Rapporto delle acque superficiali del Veneto dell’Arpav. Lo studio è riferito al 2018 e prende in considerazione i rilevamenti di 458 stazioni di monitoraggio del territorio e un numero di analisi che supera quota 165 mila. La maggior parte dei siti analizzati da Arpav che hanno presentato uno stato delle acque “scarso” è riconducibile al fiume della Bassa, che condivide l’ambito negativo con il bacino scolante nella laguna di Venezia e con il bacino Bacchiglione. Le condizioni insalubri del Fratta Gorzone – il cui bacino vanta una superficie complessiva di circa 1.498 km quadrati – sono d’altro canto note da anni.

Del bacino fanno parte corsi d’acqua di discrete dimensioni come lo Scolo di Lozzo, il Canale Brancaglia, lo Scolo Sabadina, lo Scolo Frattesina e gli stessi canali Gorzone e Santa Caterina. La più sofisticata tecnica di rilevamento dei Pfos, affinata negli ultimi cinque anni da Arpav, ha permesso di verificare che questi componenti perfluoroalchilici interessano praticamente tutti i corpi idrici monitorati in questo bacino: superamenti della soglia di Pfos prevista dallo standard di qualità ambientale sono stati registrati nello Scolo Lozzo a Este, nel Masina a Sant’Urbano e nel Gorzone a Stanghella, nel Santa Caterina a Vescovana e ancora nello Scolo Vampadore a Megliadino San Vitale e nel Navegale a Pozzonovo.

I dati sono quelli del 2018, anno in cui sono state rilevate anche concentrazioni anomale di cromo nel Fratta a Merlara, nel Gorzone a Sant’Urbano e Anguillara Veneta. Non è un caso che, nei prossimi mesi, in quest’area il Consorzio di bonifica Adige Euganeo avvii un cantiere da 42 milioni di euro per realizzare un “tubone” sotterraneo capace di portare l’acqua dal Leb agli appezzamenti agricoli del territorio. Questo permetterà di prelevare acqua pulita dal Leb (canale che a sua volta la pesca dall’Adige), evitando di attingere quella inquinata del Fratta-Gorzone. E ancora, nei primi mesi del 2020 partiranno i lavori per la condotta Ponso-MontagnanaPojana Maggiore, che garantirà acqua a “zero Pfas” per i cittadini montagnanesi e dell’area berica, evitando il prelievo da fonti contaminate (e dunque il ricorso a filtri) e pescando l’acqua pulita dalla fonte di Camazzole.

Nicola Cesaro

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