Home Veneziano Riviera del Brenta Pianiga, il bar "da Bettio" compie 60 anni

Pianiga, il bar “da Bettio” compie 60 anni

Il bar trattoria “da Bettio” compie 60 anni. Lo storico locale di via Provinciale Nord a Cazzago di Pianiga ha aperto i battenti nel 1959. E da allora non li ha più chiusi. L’avventura è partita con Achille Bettio. E’ lui che ha avuto l’idea di mettere in piedi una fiaschetteria mentre l’Italia stava provando a rialzarsi dalla Seconda guerra mondiale. Negli anni l’attività si è sviluppata. Ma la trattoria “da Bettio”, oggi gestita da Arrigo, uno dei due figli di Achille, e da sua moglie Gabriella, è sempre rimasta dov’è nata e ancora oggi continua la propria attività puntando sulla cucina tradizionale.

“Achille aveva fatto un’esperienza in un bar in Campo Santa Margherita a Venezia. E una volta tornato in terraferma, nel 1958, ha voluto aprire qualcosa di simile, facendola gestire dalla moglie Cornelia, per arrotondare il salario da autista trasportatore di bestiame – raccontano i titolari – all’inizio aprì una “bettola” a uso fiaschetteria, un classico in quei tempi, che lavorava soprattutto con gli operai della vicina fornace Perale: il trenino che li portava dalla sede, adesso Stefanelli Bus, fino alle cave “de Sandrin” in via stazione passava proprio davanti alla fiaschetteria”.

Era di fatto un punto di rifornimento e ristoro “espresso” lungo il percorso. Nel 1959, giusto per dare un’idea, l’Unione Sovietica lanciò nello spazio il primo oggetto costruito dall’uomo, a Cuba salì al potere Fidel Castro, l’Alaska entrò a far parte degli Stati Uniti. E Achille Bettio con il suo locale anticipò lo sbarco del take away in Italia: i bottiglioni, infatti, arrivavano in fiaschetteria vuoti a bordo trenino dell’andata diretto alle cave, venivano prelevati e riempiti e poi caricati sul trenino che tornava indietro. C’erano decine di corse al giorno. In altre parole: il vino scorreva a fiumi. Poi le cose cambiarono.

La fiaschetteria in seguito si è allargata diventando, prima, rivendita di pane e generi alimentari e, più tardi, trattoria. Proprio nel terreno accanto si insediò la fonderia Travalin. Ma all’epoca pochi operai mangiavano fuori. Si portavano “a pignatea” da casa. E il locale offriva la possibilità di scaldare il cibo a bagnomaria. La nuova svolta arrivò all’inizio degli anni ‘70. “In quel periodo la fiaschetteria-rivendita si è definitivamente trasformata in trattoria – spiegano i proprietari – era frequentata in particolare da chi andava a prendere il treno all’alba. E non era il caffè o il cappuccino a farla da padrone, ma il marsala, il vermut e, naturalmente, il vino”. Un po’ alla volta, come da tradizione veneziana, il bancone si riempì di cicchetti e la cucina si sviluppò sempre più.

Il passaggio generazionale avvenne nel 1974. Achille morì prematuramente lasciando la moglie e due figli, che erano già impegnati in altre attività. Arrigo mollò il lavoro di meccanico, inizialmente un po’ a malincuore, per prendere in mano la situazione. I primi anni non furono facili. Tutto lasciava presagire che l’attività fosse destinata a chiudere. Invece nel 1981 Arrigo si sposò e nell’arco di due anni divenne intestatario della licenza. Da qui è ripartito assieme alla moglie. Sia con il lavoro che con la famiglia, allargatasi con l’arrivo di due figli. “Ci furono anni duri e tanti sacrifici, che un po’ alla volta vennero ripagati – tira le fila Gabriella – oggi l’attività continua ancora. Arrigo è già in pensione da qualche anno. E sta aspettando che questa arrivi anche per me”.

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