Home Salute Smog, l’aria inquinata del Veneto e il triste primato delle Pm10

Smog, l’aria inquinata del Veneto e il triste primato delle Pm10

Lo stato di salute dell’aria nel Veneto

Lo stato di salute dell’aria nel Veneto versa in condizioni critiche e l’aspetto preoccupante è che si tratta di una situazione che tende sempre più a diventare cronica. La diagnosi è di Legambiente che ha diffuso, lo scorso gennaio, un’analisi della situazione facendo riferimento ai dati raccolti annualmente dalle centraline Arpa.

Da quest’analisi risulta il triste primato del Veneto, con sei città capoluogo che, negli ultimi 10 anni, hanno superato regolarmente il limite delle concentrazioni di Pm10 in atmosfera previsto dalla legge. Con 5 città ciascuna, seguono Lombardia ed Emilia Romagna. Un trend che sembra essere confermato anche per l’anno da poco iniziato, stando alle informazioni raccolte nelle prime tre settimane del 2020: per 19 giorni Treviso ha già superato i limiti di concentrazione delle polveri sottili, Venezia per 18, Vicenza 17, Rovigo e Verona 15.

Sotto osservazione non solo le Pm 10 ma anche gli altri inquinanti, dannosi per la salute umana, il biossido d’azoto e l’ozono troposferico. Il maltempo di metà gennaio, ha confermato l’osservatorio regionale della qualità dell’aria dell’Arpav, ha contribuito per il momento a far rientrare l’allarme scattato nelle prime settimane dell’anno con le relative restrizioni per la circolazione di alcuni veicoli, per l’accensione di fuochi all’aperto e l’utilizzo del combustibile in pallet e legname. Ma al di là della situazione contingente e dei provvedimenti dei sindaci delle singole città, il problema rimane e a livello politico regionale suscita un acceso confronto.

In queste settimane le forze di opposizione hanno in più occasioni puntato il dito contro il governatore Luca Zaia e l’assessore competente. Lo hanno fatto i consiglieri regionali del M5S Jacopo Berti,Erika Baldin, Manuel Brusco e Simone Scarabel. “Chiediamo – hanno dichiarato – che immediatamente venga portato a regime lo studio della diffusione di patologie rapportabili all’inquinamento dell’aria su base geografica. Si tratta di preservare la salute dei veneti e di attribuire finalmente le responsabilità. Fin da ora proponiamo un protocollo generale di riduzione delle immissioni nocive: per quanto riguarda quelle attribuibili alla mobilità urbana, si elabori subito un piano di ricorso progressivo a quella elettrica fino ad arrivare all’obiettivo delle emissioni 0 per i trasporti pubblici”.

Il consigliere regionale del Pd, Andrea Zanoni ha quindi denunciato la Regione Veneto alla Commissione Europea per la violazione della Direttiva sulla qualità dell’aria e la relativa emergenza sanitaria. L’assessore veneto all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, a sua volta, ricorda l’impegno della Regione. “La Regione del Veneto – commenta – ha stanziato nell’ultimo triennio quasi un miliardo di euro, in interventi di varia natura, per abbassare il livello di inquinamento atmosferico: 92,5 milioni per l’efficientamento energetico, 702 milioni per i mezzi di trasporto, 60 milioni per l’intermodalità, 106 milioni per le infrastrutture, 5 milioni per il settore agricolo. Abbiamo messo in campo più di 70 misure previste dal ‘Piano Aria’ approvato dal Consiglio regionale. E continueremo a investire ancora, non abbasseremo la guardia, coordinandoci anche con le altre Regioni del bacino padano, perché è un fatto oggettivo e inequivocabile che questa pianura si caratterizzi per una particolarità unica al mondo, quella di avere uno scarsissimo ricambio d’aria dovuto alla sua geomorfologia”.

Il problema, di fatto, va ben oltre i confini regionali e interessa, nello specifico, tutte le regioni attraversate dalla Pianura padana. E, per questo motivo, sono stati programmati in queste settimane incontri tra le quattro regioni, Emilia, Veneto, Lombardia e Piemonte. “Al ministro Costa proporremo – conclude l’assessore Bottacin – un vero e proprio piano Marshall ambientale perché questo grave problema si combatte con misure strutturali adeguate”.

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