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Cavarzere: ” Dono io il rene a mia moglie”

A Cavarzere una vera e propria prova d’amore e coraggio per il marito di Clara Padoan che con un trapianto di rene
le ha salvato la vita.

Clara Padoan e il marito Filippo
Clara Padoan e il marito Filippo

“Questa lunga storia è iniziata nel lontano 2001. Mi ero sottoposta a un intervento e, in seguito a delle analisi, hanno notato che perdevo molte proteine. Ma le perdite non sono state l’unico segnale, dopo l’intervento si accompagnarono a pressione molto alta. Sono stata costretta così a presentarmi nuovamente al pronto soccorso dove mi sono stati fatti alcuni accertamenti, trovando, con una biopsia, una glomerulonefrite di Berger.

Mi hanno prescritto una terapia conservativa con la quale sono riuscita ad andare avanti per 19 anni. Mangiavo meno proteine e questo tipo di alimentazione mi ha fatta calare di 20 kg. Poi, la primavera dell’anno scorso, tutto è peggiorato. La creatinina si è alzata a livelli molto alti e il colloquio con il nefrologo e primario Michele Urso di Chioggia.

Mi ha messo alle strette: non si poteva più aspettare. Mi ha chiesto di parlarne in famiglia e con i parenti, trovare qualcuno compatibile per un trapianto, qualcuno con il mio stesso gruppo sanguigno, altrimenti mi avrebbero messa in lista. Ma a chi potevo rivolgermi? Ai miei genitori? Mio papà era morto, e mia mamma aveva 86 anni. I miei fratelli avevano già quasi tutti più di sessant’anni e con diversi acciacchi. Mio figlio era fuori discussione.

E infine il colpo di scena… Ritorniamo dal primario. La sua domanda se per caso avessimo novità. “No – risposi io – nessuno”. Ma in quel momento ecco che mio marito si alza: “Dono io il rene a mia moglie”. “No” gridai io, non doveva rischiare la vita per me, e poi? Chi mi avrebbe assistita? Ma forse, lo ammetto, avevo solo paura. Paura che gli potesse succede- re qualcosa. Lo so, mio marito non è del mio stesso gruppo sanguigno, quindi non sarebbe stato compatibile con me.

“Voglio che tutti sappiano – dice la Padoan- quanto sia importante la donazione, oggi possibile anche da chi non è compatibile”

Ma il primario ci aveva informato di questa possibilità, e Filippo se lo era tenuto a mente riflet- tendoci per tutte le settimane che ci avevano separato dal colloquio. Da una decina di anni, con dei processi, con particolari terapie (plasmaferesi), è divenuto possibile. Ma c’era una condizione, un compromesso. Il donatore doveva essere sano, niente complicanze. Non doveva essere né un fumatore né un bevitore di alcolici. Una persona in salute.

“Dovremmo rovesciarti come un calzino – dissero a mio marito – dobbiamo accertarci che tutto sia regolare, prima di procedere al trapianto”. Abbiamo dovuto fare accertamenti da maggio a dicembre. Infine, il 17 dicembre siamo stati ricoverati, il 18 è avvenuta l’operazione programmata. La mattina lui era allegro. Il mio pensiero era solo per lui, temevo che gli potesse succedere qualcosa.

Correva per il corridoio con le calze contenitive per farmi ridere. Le infermiere che lo rincorrevano, le mie risate, le sue risate, una scena a dir poco comica ed emozionante, credetemi. Il momento più toccante è stato quando ci siamo incrociati, fuori dalla sala ope- ratoria. Lui aveva appena terminato l’intervento con successo. Ci siamo guardati, ci siamo salutati, ci siamo stretti le mani e abbiamo pianto.

Eravamo tutti commossi, pure gli infermieri che ci assistevano. Il trapianto è durato circa quattro ore. Poi c’è stata la riabilitazione. La mia un po’ più lunga, quindi Filippo è venuto a casa prima di Natale, io qualche giorno dopo, ma quando poteva veniva a trovarmi. Ci vorrà un po’ di tempo ora perché la terapia sia stabile, sto prendendo il cortisone e farmaci salvavita, i primi 6-7 mesi saranno critici, me lo hanno già detto, e ci vorrà un anno perché tutti si equilibri un po’.

Anche i controlli, assieme ai farmaci salvavita, sono fondamentali. Una volta a settimana occorre presentarsi agli esami e alle verifiche dal nefrologo. Sapete, il motivo per il quale accetto questo tipo di interviste è perché voglio diffondere l’importanza della donazione. Dob- biamo ricordarci che possiamo salvare molte vite. Prima si poteva solo con lo stesso gruppo sanguigno, oggi, invece, c’è anche la possibilità di donare da non compatibili, e questo mes- saggio è importante, dobbiamo diffonderlo.

Poi, vorrei porgere i miei più sentiti ringraziamenti ai nefrologi di Chioggia, i dottori Urso e Ligresti, e a mio marito, il migliore tra tutti i mariti, che mi ha donato il futuro. Un altro sincero ringraziamento va all’intera équipe che si è presa cura di noi con sincera professionalità, in particolare al professor Paolo Rigotti e alla dottoressa Lucrezia Furian. Grazie di cuore”.

Samuele Contiero

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