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Coronavirus, Gubitta: “L’economia dovrà convivere con l’emergenza”

L’economista Paolo Gubitta lancia la sfida alla crisi innescata dal Coronavirus

Paolo Gubitta
Paolo Gubitta

Ci piaccia o no, in questi primi vent’anni del Terzo Millennio, abbiamo sperimentato (o subìto) più di qualche shock. Sono tante le persone che ricordano le sensazioni di incertezza, di smarrimento e di paura che ci colpì a settembre 2001, quando ci fu l’attacco alle Torri Gemelle e capimmo tutti, per la prima volta, che eravamo vulnerabili in casa nostra.

Quell’emergenza di natura politica e sociale (la sicurezza delle nostre vite), ahinoi, contagiò rapidamente la sfera economica e si estese a tutto il mondo, generando un autentico effetto domino che prese avvio con il tracollo borsistico del 17 settembre 2001 conseguente all’evento terroristico.

Quello che sta succedendo in questi giorni con la diffusione a livello planetario del contagio da Coronavirus rischia di avere gli stessi effetti e non sarà facile tenere a bada gli effetti negativi di questo shock, che è molto più democratico di molti altri, perché si diffonde in tutte le fasce della popolazione, senza alcuna distinzione per età, attività lavorativa e condizione sociale.

Di fronte a fenomeni come questi, non c’è capacità previsionale che tenga ed è per tale ragione che quando si verificano, la sola cosa da fare è rimboccarsi le maniche. Rapidità, estensione e capillarità nella diffusione degli effetti dello shock cambiano i comportamenti sociali e annientano i processi vitali delle imprese: crolla la fiducia, cresce la paura, tutti posticipano investimenti e acquisti, pochi ti fanno credito, le filiere di fornitura si interrompono, i processi produttivi si bloccano e così via.

“Non esiste mai una crisi o un’emergenza uguale alle altre e quindi il vaccino efficace per una non lo è per l’altra”.

In queste situazioni, c’è il concreto rischio che si inneschi un effetto domino che trascina nella crisi anche le persone, le famiglie, le imprese e le comunità più solide, a meno che non arrivi un altro shock esterno in direzione contraria. Spetta alla politica e a chi ci governa promuoverlo deliberatamente e le nostre istituzioni, a onor del vero, ce la stanno mettendo veramente tutta per attutire l’impatto: oggi, in termini sanitari e di sicurezza pubblica; domani, per sostenere la ripartenza.

Se le cose stanno così, siamo costretti a riconoscere che non esiste mai una crisi o un’emergenza uguale alle altre e quindi il vaccino efficace per una non lo è per l’altra. Ciò nonostante, ci sono delle caratteristiche che ci permettono di affrontare le emergenze, cioè le situazioni che cambiano in peggio d’improvviso e senza nessun segnale premonitore, con un po’ più di serenità.

Quali? La prima è la robustezza, che è la disponibilità, la capacità e la possibilità di “fare di necessità virtù” utilizzando tutte le risorse che abbiamo disponibili o che possiamo attivare (famiglia, amici, conoscenti) per tamponare la crisi e resistere. La seconda è la prontezza, che è la capacità di prendere decisioni rapide in situazioni di elevata incertezza e con poche e confuse informazioni per correre ai ripari ed evitare il peggio.

La terza è l’intraprendenza, che è la capacità di trasformare in realtà il motto “necessity is the mother of invention”. Credetemi, tutti e tutte ne siamo dotati!

Paolo Gubitta