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I paradossi del pallone: un’analisi del tifo in Italia

Il tifo sportivo è una parte indissolubile del calcio, su questo sono tutti d’accordo.

Stadio
Stadio

In un Paese dove il gioco del pallone non è semplicemente uno sport ma un vero e proprio fenomeno di massa, il tifo assume un ruolo importante che coinvolge tutti i livelli della società.

Le cronache dei giornali riportano costantemente episodi di eccessi, violenza, insulti oltre il limite della goliardia e, purtroppo, anche veri e propri reati. Ovviamente – e per fortuna – non manca il tifo positivo, quello in cui prevale la sportività e la voglia di supportare la propria squadra del cuore allo stadio.

In questo articolo cercheremo di analizzare i comportamenti dei tifosi della Serie A, che spesso agiscono in modo del tutto paradossale.

Perché tanti episodi negativi

Quando si inizia ad analizzare il fenomeno del tifo, risulta legittimo chiedersi perché siano presenti così tanti fenomeni di intolleranza, inciviltà e violenza, soprattutto nel mondo del calcio: dagli striscioni con insulti alla guerriglia urbana, dall’intolleranza fino alle aggressioni vere e proprie, senza dimenticare il razzismo. Quest’ultimo è forse quello meno comprensibile di tutti, perché non è legato al gioco in campo oppure al risultato di una partita: è invece una comportamento gratuito finalizzato a colpire i giocatori di colore, a volte anche della propria squadra.

Purtroppo la Serie A ha una triste tradizione in fatto di razzismo nel tifo sportivo, con molti episodi nell’arco degli ultimi decenni. Sono diverse le squadre ad essere coinvolte, da quelle di prima fascia fino alle formazioni di provincia. Ad essere bersagliati sono ovviamente i giocatori di colore, indipendentemente dal fatto che siano grandi campioni oppure giocatori semisconosciuti.

Tra i calciatori che più hanno sofferto episodi di razzismo c’è Balotelli, che pur essendo italiano sulla carta d’identità e rappresentando l’Italia in nazionale, è stato spesso attaccato non per i suoi risultati sportivi, ma per il colore della pelle.

Un altro giocatore che ha dovuto sopportare questo tipo di insulti nel corso della stagione 2019-2020 è il campione dell’Inter Romelu Lukaku, che si è spesso lamentato della poca attenzione al tema da parte degli organi ufficiali del calcio italiano, come la Federazione.

Dello stesso avviso è Aldo Serena, che in una intervista di Gambling.com Italia ha dichiarato che l’Italia del pallone è ancora troppo tollerante verso chi rovina questo sport con atti di razzismo e auspica l’introduzione di leggi più severe.

«È una cosa che non mi so spiegare,» ha commentato l’ex campione di Inter, Milan e Juventus. Manca una legislazione seria, secondo Serena, che è fortemente convinto che leggi ad hoc possano cambiare completamente l’andamento delle cose e punire nel modo più corretto chi non solo compie ma anche chi si fa portavoce di messaggi e comportamenti razzisti.

Ovviamente non si può che essere d’accordo con lui, che ha anche sottolineato come probabilmente sarebbe opportuno seguire l’esempio britannico: più indignazione verso il razzismo, più rispetto, steward meno tolleranti negli stadi e pene più severe.

Ci sono anche episodi che fanno sperare

Quando si parla di tifo legato al calcio, purtroppo siamo abituati ad aspettarci il peggio. Ma non sempre è così: uno degli episodi positivi più recenti riguarda gli ultras dell’Inter, che nell’ultimo derby della Madonnina hanno esposto uno striscione per ricordare gli italiani barbaramente trucidati in Friuli Venezia Giulia durante la seconda guerra mondiale. “Milano non dimentica i martiri delle Foibe” recitava lo striscione gigante posizionato sul secondo anello di San Siro e accompagnato da un enorme tricolore. Il gesto della tifoseria nerazzurra ha fatto parlare positivamente di sé l’Italia sportiva e non solo, facendo anche sperare in un calcio diverso per il futuro.

Le caratteristiche del tifo nello sport

Il tifo è particolarmente diffuso negli sport di squadra. Negli sport individuali, infatti, ci può essere il coinvolgimento nei confronti dell’atleta, ma difficilmente si arriverà agli eccessi che si registrano quando a scontarsi sono le squadre, che per definizione hanno una caratterizzazione propria, andando oltre i singoli giocatori.

L’altro aspetto da tenere in considerazione è l’oggettività di uno sport, ovvero la componente razionale e misurabile. Negli sport a cronometro, ad esempio, il risultato è difficilmente contestabile e raramente dà adito a discussioni. Nel calcio, invece, la componente misurabile è ridotta: in campo il risultato può essere sempre ribaltato da un momento all’altro. In più, anche se negli ultimi anni sono stati introdotti dei sistemi di monitoraggio come il VAR, rimane ancora elevata l’incertezza sugli episodi in campo.

Un passo indietro: cos’è il tifo

Per cercare di comprendere il fenomeno del tifo, si può partire dal suo significato etimologico, che contiene molte più informazioni di quanto si pensi. La parola deriva dal greco thyphos, che significa vapore, fumo, ardore, e contiene la radice sanscrita dhu- che richiama l’agitazione, l’eccitamento e il movimento. Non sorprende quindi che nel linguaggio comune questa parola sia stata correlata con una condizione emotiva e psicologica di ardente passione, agitazione e fervore per la propria squadra del cuore, come se la mente del tifoso fosse in qualche modo offuscata.

Dal punto di vista psicologico, esistono diverse definizioni del tifo sportivo. Possiamo considerare il tifo come quella condizione in cui lo stato emotivo del tifoso dipende dal risultato agonistico. In altre parole, l’attaccamento alla squadra è talmente forte da condizionare pesantemente l’umore e la vita del tifoso in generale. Questa è una differenza importante rispetto allo spettatore di un evento sportivo, il quale è libero di guardare una partita senza essere eccessivamente coinvolto dal risultato o dai singoli episodi a favore o contro una delle due squadre in campo. Dato che a prevalere è l’emotività, non deve stupire se i comportamenti che si vedono sugli spalti sono spesso privi di razionalità.

La speranza per il futuro del calcio tricolore è che si riesca a trovare il giusto equilibrio tra emozioni e razionalità: la coppa da vincere è il rispetto.

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