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Coronavirus, il nostro viaggio nel Covid Hospital di Schiavonia

Coronavirus, un nostro inviato è entrato oggi nel Covid hospital di Schiavonia. Ecco il racconto dall’interno. Guarda il video

Covid Hospital
Covid Hospital

Rivoluzionare un ospedale in due giorni. Cambiarne radicalmente il volto e la funzione in poche settimane. Convertire spazi e professionalità in meno di un mese per prendersi sulle spalle l’emergenza di un’intera provincia. E’ quanto è riuscito a fare l’ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia, quello che oggi è il Covid Hospital del territorio padovano. Qui vengono indirizzati quasi tutti i malati contagiati da coronavirus della nostra provincia e qui, dunque, c’è la più forte resistenza alla pandemia da Covid-19. A Schiavonia si sono registrati i primi quattro contagi padovani: era il 21 febbraio e due di questi provenivano dal cluster di Vo’.

Da quel giorno l’ospedale è stato blindato per più di due settimane e poi, dopo una brevissima riapertura parziale, è stato interamente riconvertito all’accoglienza dei malati di coronavirus. I numeri di oggi parlano di un’emergenza ancora in corso ma fortunatamente lontana dai picchi estremi preventivati: al Covid Hospital di Schiavonia sono attualmente ricoverati 112 pazienti in Malattie infettive e 19 in Terapia intensiva, «l’ultima spiaggia in cui combattere il virus». Numeri importanti, ma ben distanti dagli scenari più tragici: la Terapia intensiva, ad esempio, era stata allestita per almeno 50 posti letto, con la possibilità di raddoppio degli spazi in caso di necessità. Sono peraltro già 135 i pazienti dimessi dal Covid Hospital, mentre arrivano a quota 7 quelli usciti dalla Terapia intensiva. I 51 decessi dal 21 febbraio e comunque gli oltre 130 ricoverati, oltre alla scarsa conoscenza di questo virus e dei suoi scenari di diffusione, richiedono comunque massima attenzione. Ecco perché da domani verrà attivato al “Madre Teresa” quello che può definirsi un nuovo reparto all’avanguardia sul fronte della lotta al Covid-19. In quelli che fino a un mese fa erano i reparti di Chirurgia e Ortopedia è stata allestita una nuova Terapia subintensiva dotata di cellule a pressione negativa.

All’interno del Covid Hospital di Schiavonia, qui il video

«Si tratta di tende sviluppate in particolare per l’aeronautica» spiegano Domenico Scibetta e Patrizia Benini, direttore generale e direttore sanitario dell’Usl 6 Euganea «In ogni stanza, 48 in tutto, sono state sistemate queste tende per il pieno isolamento dei pazienti contagiati da Covid-19. Qui verranno trasferiti gli ospiti che necessitano di cure subintensive». Respiro controllato ma non invasivo, dunque. L’isolamento prodotto dalle tende permette di non disperdere nell’ambiente l’aerosol prodotto dalle manovre di respirazione del paziente e, quindi, la dispersione delle cosiddette “goccioline” che possono veicolare anche il virus.

E’ una forma di difesa per il personale – medici, infermieri e oss – prima che per il paziente. E’ solo uno dei numerosi fronti su cui l’Usl ha lavorato e sta lavorando per garantire cure di alto livello ai pazienti e con esse anche la limitazione dei contagi da Covid-19 all’interno della struttura ospedaliera. Il Covid Hospital sarà destinato a ritornare alla normalità, e quindi ad accogliere nuovamente i cittadini per degenze e prestazioni ordinarie: mancano tuttavia una data e una programmazione. Per ora il “Madre Teresa” resta uno dei fronti interamente votati alla pandemia.

(Nicola Cesaro)

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