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Coronavirus, Padova: parrucchieri incatenati al negozio contro Dpcm Conte

I titolari di Parrucchieri Estetica La dolce Vita di Padova incatenati al loro negozio per protestare contro il nuovo Dpcm sulla fase 2 del Coronavirus

Massimo Pellizzari di Parrucchieri Estetica la Dolce Vita di Padova (foto della diretta dalla loro pagina facebook)
Massimo Pellizzari di Parrucchieri Estetica la Dolce Vita di Padova (foto della diretta dalla loro pagina facebook)

“In 25 anni di attività è la prima volta che facciamo una cosa del genere. Ieri sera come tutti aspettavamo con ansia il discorso del nostro presidente del Consiglio. Io parlo per la nostra categoria e a nome di me stesso, prendendomi la responsabilità di quello che dico. Dopo 2 mesi di chiusira dell’attività ipotizzavamo di aprire, l’11 o il 18 maggio. Ieri sera abbiamo appreso che apriremo, forse, a giugno: la nostra attività rimane chiusa quindi per 3 mesi” ha dichiarato Massimo Pellizzare co titolare di Parrucchieri Estetica La dolce Vita di Padova sul nuovo Dpcm esposto ieri sera dal presidente del Consiglio Conte.

Coronavirus, Padova: l’appello di Parrucchieri Estetica La dolce Vita

“Signor presidente, forse lei non si rende conto che alzare la serranda di questa attività, dove siamo in 6 famiglie tra noi titolari e dipendenti, vuol dire avere mediamenteo 18mila/20mila euro di costi mensili che ad oggi noi continuiamo a pagare. Lei e la sua super squadra non avete mai lavorato un giorno in vita vostra e non avete la più pallida idea di cosa vuol dire fare questo” ha continuato Pellizzari.

“La nostra categoria basa la sua attività sull’igiene: strumenti, attrezzi, mascherine, guanti e prodotti sanificanti per salvaguardare noi, i nostri dipendenti e i nostri clienti. Siamo già pronti a tutto: parafiati, gel mani, mascherine, visiere, segnaletica a terra. Aspettavamo la sua direttiva che ci permettesse di accogliere pochi clienti al giorno e adesso lei ci dice che dobbiamo aspettare probabilmente a giugno? Ma si rende conto cosa vuol dire stare 3 mesi senza lavorare con mediamente 60mila euro di costi fissi che bisogna continuare a pagare? I nostri ragazzi non hanno visto 1 centesimo della sua promessa di cassa integrazione. Ci siamo accollati l’intero costo dei materiali che ci permettessero di riaprire e dobbiamo restare ancora chiusi?- ha concluso Pellizzari -. Noi non andremo in banca a farci un finanziamento per pagare i vostri stipendi”.