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Coronavirus Polesine: le preoccupazioni dei sindacati

Il timore dei sindacati è che il Polesine, al momento una delle zone meno colpite d’Italia per quello che riguarda contagi e decessi, possa trasformarsi in una piccola Bergamo.

Lavoratore industrisle
Lavoratore industrisle

Le preoccupazioni sono state manifestate da Mirco Bolognesi, segretario provinciale di Uilm, al termine dell’incontro che il prefetto Maddalena De Luca ha avuto con i tre segretari generali di categoria.

Coronavirus Rovigo, le parole dei sindacati:

“In questi giorni ho litigato con qualche dirigente d’azienda. Da parte di qualcuno la risposta è che fa quello che la legge gli permette di fare. Da parte mia c’è invece tanta preoccupazione perché quando apre qualche azienda, naturalmente parte un effetto domino. È normale: prendiamo per esempio quelle che lavorano, e mettiamoci nei panni di quelle ferme, che perdono tutti i giorni fatturato, è logico che anche loro vogliono riaprire. Se invece tutti, aziende e lavoratori, stringono i denti, e fanno passare questo periodo devastante, forse evitiamo quello che è successo in Lombardia. Ma qui si tratta di sensibilità, da parte di qualche dirigente con cui ho parlato, si percepiva apertamente che del rischio che corrono i lavoratori sono poco preoccupati. Anzi fanno capire che se li fai fermare potrebbero rivedere l’interesse che hanno per il nostro territorio. Capisco che è difficile per tutti, lavoratori e aziende vedere passare le giornate perdendo stipendio e reddito, ma se lasciamo che qualche azienda parta le altre non staranno a guardare”.

Dunque Bolognesi invita tutti alla calma, prendendo attentamente certe decisioni. “Quando il Governo, sentito l’Istituto superiore della sanità, deciderà di iniziare e far progressivamente aprire le aziende, sono sicuro che noi ci saremo e i lavoratori faranno la loro parte. Tutti abbiamo un televisore e tutti assistiamo alla strage che sta colpendo tutto il mondo, grandi nazioni che snobbavano la questione adesso stanno vedendo migliaia di vittime, e noi come sindacato non possiamo stare zitti. Mi aspetterei di non vedere solo il mio intervento, ma vorrei vedere anche quello di altri. Compreso quello di imprenditori, che dicessero a gran voce ai loro colleghi di non chiedere deroghe, di non lavorare con il silenzio-assenso, ma di stare chiusi, per la salvaguardia del loro vero capitale, che sono i lavoratori. Rovigo fortunatamente rispetto al resto del Veneto è la zona meno colpita, assieme dobbiamo fare di tutto perché rimanga tale. Speriamo di riuscire a sensibilizzare, visto che sono aumentare ancora le richieste al Prefetto (arrivando a quota 439, ndr). Rischiamo che partano tante con silenzio-assenso e che si torni al punto di partenza”.

Riccardo Bego della Fiom-Cgil, afferma che la situazione è abbastanza complessa e ancora molto confusa. “Nella giornata di lunedì scorso, non sapevo ancora quali aziende avessero aperto e quali invece avessero avuto il diniego. Sono stato impegnato tutto il giorno, in varie telefonate, anche perchè i lavoratori non ci hanno chiamato. Passando per le aziende più grosse di Rovigo, come Sicc Tech, Solmec, Guerrato, Infun For, oltre alla Tmb di Ceregnano, solo per citarne alcuna, avevo notato che queste erano chiuse, ma sapevo che altre erano state aperte. Non capisco ad esempio come mai a certe attività è stata riconosciuta la priorità di produzione, rispetto ad altre”.

Marco Scarazzatti