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Coronavirus, Rovigo: misure sanitarie per i senza dimora

A Rovigo si rafforzano le misure sanitarie per chi è senza dimora in questo periodo di emergenza Coronavirus

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Anche Rovigo guarda con attenzione e apprensione ai molti senza dimora della provincia, che rischiano di essere dimenticati, per quello che riguarda i controlli su possibili contagi da Covid 19. “La Federazione Italiana Organismi per le Persone senza Dimora, sollecita l’attenzione delle istituzioni nazionali e degli organi competenti a livello locale, a rafforzare le misure di tutela sanitaria per le persone senza dimora e a garantire adeguati sistemi di sorveglianza sanitaria agli operatori sociali coinvolti nell’erogazione di servizi e di attività straordinarie, richieste per l’emergenza Coronavirus – precisa il Centro Francescano di Rovigo, rilanciando l’appello nazionale – Nonostante la trasmissione di nuovi casi sembra sia meno veloce, si registrano nuovi contagi multipli nei servizi rivolti alla grave marginalità.

Il sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo: “Chiediamo provvedimenti urgenti di tutela sanitaria”

Questo deve essere evitato con adeguate misure di contenimento e prevenzione. La situazione all’interno dei servizi rivolti alle persone senza dimora si presenta problematica e densa di difficoltà. Mancano indicazioni omogenee rispetto alla gestione del rischio contagio o peggio ancora della positività al virus, tra la popolazione senza dimora”. Sul caso è intervenuto anche lo sportello dell’Avvocato di strada di Rovigo, presidio operativo locale, dell’omonima associazione nazionale, che ha inviato una lettera al prefetto Maddalena De Luca, al sindaco Edoardo Gaffeo, al presidente della Regione Luca Zaia, al direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, Antonio Ferdinando Compostella e al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, perché sia prestata grande attenzione verso la grave situazione in cui versano le strutture di bassa soglia, come i dormitori.

“Chiediamo provvedimenti urgenti di tutela sanitaria, indifferibili e sistematici affinché sia prestata adeguata e tempestiva attenzione ai dormitori e, di conseguenza, ai cittadini che ne fruiscono, i senza fissa dimora, oltre a coloro che, con grande senso di responsabilità nonostante l’oggettivo pericolo, ogni giorno lavorano all’interno e ne permettono il funzionamento quali gli operatori del pubblico e privato sociale. Infatti, ad oggi, molte organizzazioni di terzo settore e i loro operatori, pur avendo adottato misure straordinarie per affrontare questa emergenza sanitaria da Covid-19, non hanno comunque la possibilità, se lasciate sole, di superare la crisi”.

Marco Scarazzatti

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