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Padova: l’università al tempo del Coronavirus

Fare università e ricerca in questo periodo di emergenza Coronavirus non è semplice ma l’università di Padova non si ferma

Lezioni a distanza
Lezioni a distanza

L’emergenza da Coronavirus e il blocco della libera circolazione hanno colpito la società e l’economia in modo differenziato. C’è stato chi, come le imprese della filiera turistica e del commercio al dettaglio, ha visto improvvisamente tutta la clientela e ha dovuto ridurre drasticamente le attività o addirittura chiudere i battenti (si spera) temporaneamente.

C’è stato chi, come alcune imprese manifatturiere, è riuscito almeno a salvare le attività d’ufficio, ricorrendo allo smartworking. E c’è stato chi, come un certo numero di scuole superiori e di Università, in questo periodo non solo lavora come prima ma ha dovuto farlo anche cambiando radicalmente le modalità di lavoro.

Vero è, che per «fare didattica e ricerca», rispetto ad altre attività, non serve la presenza nello stesso luogo delle persone che insegnano e di quelle che seguono le lezioni. Ma non facciamo l’errore di considerare la grande, veloce e silenziosa trasformazione compiuta da alcune scuole e Università come «ovvia e scontata».

Perché? Prendiamo il mio caso. Per fare regolarmente lezione da casa alle circa 150 persone che seguono il mio corso, ho avuto bisogno del supporto dello staff tecnico e informatico del mio Dipartimento che mi ha messo a disposizione le migliori tecnologie disponibili e, soprattutto, mi ha aiutato a prendere confidenza con i nuovi strumenti.

Grande disponibilità da parte degli studendi e dei docenti, non solo merito delle nuove tecnolgie.

L’impegno profuso da queste persone (non chi fa docenza, chiaro?) è un esempio da manuale di comportamenti di cittadinanza organizzativa, con i quali tutti e tutte, a prescindere dai ruoli, nel momento del bisogno fanno la loro parte.

Per fare gli esami a distanza e garantire la regolarità della carriera universitaria, ho potuto contare sulla competenza degli staff amministrativi, che in un battibaleno hanno ridisegnato alcuni delicati processi per lavorare «normalmente in condizioni di eccezionalità», dimostrando di avere sia una perfetta conoscenza delle regole sia una limpida propensione al servizio verso la comunità studentesca (e le loro famiglie). Il settore pubblico è anche questo. Non scordiamolo.

Paolo Gubitta