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Coronavirus, Cavarzere: la situazione all’interno dell’Ipab Danielato

La chiusura precoce alle visite esterne ha consentito di evitare i contagi all’Ipab Danielato di Cavarzere. Tutto il personale al lavoro per cercare di mantenere comunque un clima di normalità

Fabrizio Bergantin
Fabrizio Bergantin

“Nei giorni scorsi abbiamo effettuato dei tamponi a campione all’interno della struttura, e sono felice di poter dire che tutti hanno dato esito negativo”. Sono queste le parole del presidente della Residenza Danielato Fabrizio Bergantin.

Coronavirus, Cavarzere: la chiusura lungimirante dell’Ipab Danielato

“Il fatto di aver ottenuto fino ad ora un risultato positivo a mio avviso è da attribuire anche alla celerità di chiudere la struttura dal 5 di marzo, non appena sono arrivate le direttive da parte del Ministero. Senza pensarci due volte di domenica mattina abbiamo chiuso l’accesso – ha dichiarato Bergantin -. Abbiamo comunque predisposto un piano nel caso in cui qualche ospite dovesse contrarre il virus: sono state già organizzate infatti una serie di stanze per poter accudire in isolamento eventuali positivi ai tamponi che continueremo a fare”.

“Da parte mia, e di tutto il Cda che rappresento, vanno i più sentiti ringraziamenti alle associazioni di volontariato ma soprattutto a tutto il personale medico, infermieristico e agli operatori per il grande lavoro che hanno svolto, e che stanno svolgendo, con tutte le problematiche del caso. Inizialmente infatti abbiamo avuto grosse difficoltà a reperire i Dpi. Io stesso mi sono impegnato nel contattare diverse aziende per ricevere le mascherine che purtroppo sono carenti. Adesso fortunatamente le mascherine sono arrivate, sia da parte dell’Ulss che da parte di qualche fornitore e sotto questo profilo siamo coperti – ha continuato il presidente della Residenza Danielato -. Stiamo cercando di alleviare la mancanza dei familiari attraverso le videochiamate e alcune iniziative che mantengano gli ospiti impegnati”.

Sulla stessa linea anche la dottoressa Roberta Prosperini, coordinatrice dei servizi: “Si cerca di dare una normalità, dove una normalità adesso non c’è. Gli ospiti sono abituati a vedere tante persone, i volontari i familiari e noi stessi che siamo in molti, quindi abbiamo dato la possibilità ai parenti di mettersi in contatto quando vogliono e vedere la situazione dei propri cari. Vedere come stanno per loro è fondamentale”.

“Anche i nostri anziani si stanno abituando a un modo un po’ digitale di approcciarsi alle relazioni che prima erano fatte di abbracci, una quotidianità che ora non si può avere da questo punto di vista. Siamo noi i primi a chiamare i familiari poiché fanno parte della nostra grande famiglia: li conosciamo tutti e loro conoscono noi quindi nell’arco della settimana facciamo in modo di contattare tutti per tranquillizzarli – ha continuato la dottoressa Prosperini -. Loro sono consapevoli della situazione e sanno che stiamo facendo il possibile e non mancano di rimarcarci la loro fiducia. Noi da sempre siamo abituati a comunicare con loro e abbiamo cercato di mantenere questo atteggiamento anche in questo momento. Per noi è doveroso informarli costantemente”.

Erika Masiero

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